MYANMAR: Manifesta contro espropri per una miniera cinese, attivista birmano condannato a 10 anni di carcere

Mano pesante del giudice contro Aung Soe, membro del People’s Support Network. I fatti risalgono all’aprile scorso, quando ha guidato una manifestazione contro la cava sino-birmana. L’intervento delle forze dell’ordine ha causato una decina di feriti. Continua la repressione delle autorità verso chi si oppone alla costruzione di mega-impianti e miniere.

Yangon – Un tribunale del Myanmar centrale ha condannato a 10 anni di carcere un attivista birmano, con l’accusa di “minaccia alla sicurezza nazionale”. La sua colpa è di aver promosso una serie di manifestazioni contro la realizzazione di una controversa miniera di rame – di proprietà cinese – durante le quali sono avvenuti scontri con la polizia. La sentenza della corte getta più di un’ombra sul cammino di riforme democratiche a lungo sbandierato dal governo del presidente Thein Sein, impegnato nei prossimi giorni in un viaggio diplomatico in Europa. E conferma il clima di repressione e violenze contro la dissidenza interna, in particolare verso quanti manifestano contro mega progetti e impianti idroelettrici – vedi la vicenda legata alla diga di Myitsone, nello Stato settentrionale di Kachin – che rischiano di avere un impatto devastante sull’ambiente.

Il giudice Kaythi Hlaing, del tribunale di Shwebo, ha così inflitto dieci anni di galera all’attivista Aung Soe, del People’s Support Network, in base a otto diversi capi di accusa. fra cui “minaccia alla purezza della religione”. I fatti si riferiscono al 25 aprile scorso, quando l’uomo ha guidato una protesta di centinaia di contadini contrari al sequestro di numerosi terreni. La cava è di proprietà della Myanmar Wanabo Mining Copper – parte del gigante statale cinese North China Industries Corp. (Norinco) – e opera in partnership con il ministero birmano delle Miniere e un’industria vicina alla leadership militare. Essa si trova nei pressi del monte Letpadaung, nella divisione settentrionale di Sagaing, in una zona prettamente agricola.

Le proteste contro la miniera si prolungavano da diverso tempo e già nell’estate 2012 si erano registrati momenti di grave crisi. Gli scontri dell’aprile scorso sono iniziati con l’arrivo della polizia, intervenuta per sedare con la forza la protesta e impedire ai contadini di occupare i campi contesi. Almeno dieci manifestanti sono rimasti feriti nelle violenze, alcuni hanno riportato ferite da armi da fuoco; feriti anche quindici agenti.

Due abitanti del villaggio di Setae, nei pressi della miniera di rame di Letpadaung, di nome Soe Thu e Maung San sono stati anch’essi condannati per “violazione della legge” e “incitamento alla rivolta”. Tuttavia, non vi sono al momento indicazioni sulla pena che dovranno scontare in cella. I legali hanno già annunciato ricorso in appello.

Nel marzo scorso una commissione di inchiesta ha sancito il nulla osta al proseguimento dei lavori, nonostante le continue manifestazioni di protesta. A quattro mesi di distanza, le operazioni sono in sospeso con gli abitanti dei villaggi tuttora sul piede di guerra perché ritengono troppo bassi i risarcimenti disposti a titolo di compensazione per gli espropri.

AsiaNews, 10 Luglio 2013

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