Myanmar-Cina:Yangon, centinaia di operai assaltano una fabbrica cinese

Almeno 300 operai hanno distrutto macchinari e preso in ostaggio per poche ore sette operai cinesi. L’ira degli operai per il licenziamento di un loro collega. Scioperi per le paghe troppo basse. Segnali di insofferenza verso la “colonizzazione” economica della Cina.

Yangon (AsiaNews) – Centinaia di operai hanno assaltato una fabbrica cinese di vestiti, distruggendo macchinari e prendendo in ostaggio per poco tempo sette operai cinesi.

Il fatto è avvenuto ieri. Secondo fonti locali i 300 operai birmani erano frustrati per il licenziamento di uno di loro, ma anche per il trattamento economico e umano che subiscono.

I sette ostaggi sono stati rilasciati poche ore dopo, grazie all’intervento della polizia e di rappresentanti dell’ambasciata cinese. Almeno cinque operai, che sembravano i leader della protesta, sono stati arrestati.

L’ambasciata cinese ha dichiarato di aver domandato spesso al governo birmano di assicurare “la sicurezza e gli interessi del commercio cinese e degli individui”.

L’attacco di ieri è l’ultimo episodio di una serie che mostra la crescente insofferenza dei locali verso gli stranieri cinesi. Negli ultimi due anni vi sono stati molti scioperi nelle ditte cinesi in Myanmar, con la domanda degli operai di aumentare i salari e diminuire le ore di lavoro. Nel periodo della dittatura militare, terminata ufficialmente due anni da con le elezioni, la Cina è stata il protettore della giunta e del governo birmano. Ciò le ha permesso di espandere la sua presenza in molti campi dell’economia del Paese, godendo di un quasi-monopolio su risorse quali legname, miniere, acque, petrolio, commercio.

La ditta colpita ieri è di provenienza del Zhejiang ed era stata costituita due anni fa, per sfruttare in loco la manodopera a un costo più basso che in Cina.

Gli investimenti cinesi in Myanmar trovano sempre più resistenze. Nel 2011, un progetto da 3,6 miliardi di dollari della diga di Myitsone (Stato settentrionale di Kachin) è stato sospeso dopo diverse proteste che denunciavano disagi della popolazione che vive nei pressi della diga. La diga doveva servire per produrre energia elettrica, il 90% della quale sarebbe andata alla Cina.

Gli abitanti del Myanmar bollano spesso la presenza della Cina come una “colonizzazione” del Paese.

Asia News,24 febbraio 2017

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