Musica per Lupi – Un viaggio nella follia

George Orwell è l’autore di numerosi romanzi. Uno dei più noti è certamente 1984. Un libro che vede il protagonista, Winston Smith, vivere in uno stato totalitario di stampo stalinista in cui ogni forma di dissenso è duramente repressa, dove basta nominare il Ministero dell’Amore (l’organo che gestisce la psicopolizia) per evocare nel popolo le immagini più terribili.

Una dei capitoli più “inquietanti” del libro di Orwell riguarda il trattamento riservato ai detenuti colpevoli di psicoreato che vengono letteralmente dis-umanizzati, spinti a non considerarsi più esseri umani ma larve, ridotti a scheletri polverosi e cadenti, torturati psicologicamente e costretti giocoforza alla delazione.

Orwell forse non lo sapeva ma la prigione da lui immaginata esisteva davvero.
E ne parla un libro uscito da poco dal titolo “Musica per Lupi”, autore Dario Fertilio.

Siamo a Pitesti, cittadina della Romania non molto lontana da Bucarest.
Figura centrale di tutta questa storia è Eugen Turcanu.

Da giovanissimo frequenta la Guardia di Ferro di Codreanu (quando viene sciolta per legge Turcanu ha solo 16 anni), in seguito aderisce al regime.
Nel 1948 il suo passato di simpatizzante dei legionari di Codreanu viene scoperto e viene condannato a passare 7 anni in speciali carceri correzionali, come molti altri giovani non graditi al regime.

Ma Turcanu non è come gli altri, è diverso. Fisicamente forte e allo stesso tempo intelligente.
Dotato di un grande ascendente e doti di leadership.

La SECURITATE, la versione rumena del KGB, ed il ministero degli interni rumeno stanno da tempo elaborando un piano per mettere a punto una squadra di detenuti che verranno rieducati e convertiti al credo comunista.
Il piano passerà alla storia come esperimento Pitesti.

I detenuti rieducati dal governo, tra cui Turcanu, vengono organizzati nell’ODCC (Organizzazione dei detenuti di credo comunista) ed ultimato il loro processo di rieducazione verranno inseriti nelle carceri con una libertà di movimento all’interno di esse praticamente illimitata con l’incarico di convertire anche gli altri detenuti.

Prima tappa dell’ODCC è il carcere di Pitesti, per la gran parte popolato da responsabili di reati politici. Legionari, monarchici, figli della medio borghesia, preti.

Il tutto è scientificamente diviso in fasi.
In un primissimo momento i detenuti dell’ODCC sono accondiscendenti con gli altri, cercano di diventare loro confidenti in modo da ottenere quante più informazioni possibili in maniera “pulita”.
Poi i ruoli diventano espliciti ed i detenuti da rieducare passano attraverso una serie di pestaggi fini a sé stessi, quasi immotivati, atti a sfiancare la resistenza.
Chi resiste viene fatto oggetto di torture più specifiche. Settimane in speciali celle senza luce né acqua in compagnia di malati, sospensioni per le braccia con zaini ripieni di pietre, coprofagia, esposizione continua a luci elettriche, umiliazioni di ogni genere.

Per impedire che i detenuti si uniscano e diano vita a ribellioni contro l’ODCC i carcerati vengono obbligati a torturarsi a vicenda, creando sentimenti di vendetta gli uni contro gli altri.

Ma se fin qui siamo alla tortura fisica è nella tortura psicologica che l’esperimento Pitesti dà il meglio di sé. In particolare viene colpito chi ha fatto parte della Guardia di Ferro, con un impianto ideologico molto rigido, legato alla religione cattolica, al concetto di onore e al disprezzo verso i traditori.

Turcanu li obbliga a interpretare versioni blasfeme (a dir poco) delle processioni natalizie, a tradire pubblicamente altri legionari e a disonorare sé stessi in punizioni degradanti come la pulizia delle latrine usando uno straccio tenuto in bocca.

A questo punto il detenuto è distrutto fisicamente e psicologicamente.
Ed è pronto per lo smascheramento esterno.
Viene spinto a indicare i propri compagni di cella, amici, famigliari, amanti indicandoli come responsabili di vari reati. Dal furto all’organizzazione di truffe contro i contandini e gli operai, dallo stupro all’incesto, dalla diffusione di stampa sovversiva alla preparazione di attentati..
Proprio perchè estorte con la forza dopo patimenti di ogni genere o con la promessa di evitare altri punizioni queste confessioni sono esagerate, totalmente fantasiose e distaccate dalla realtà.

I verbali di questi smascheramenti vengono riportati su tavolette di sapone e consegnati alle guardie del carcere che li girano al ministero degli interni dove vengono trascritti, studiati e conservati.
A volte gli smascheramenti esterni vengono ripetuti più e più volte perchè i racconti assumano una forma logica su “consiglio” dei torturatori. Si creano così trame assolutamente falsate con una coerenza creata ad arte.

Il passo successivo è il cosidetto smascheramento interno. Il prigioniero non è più invitato alla delazione degli altri, ma ad accusare sé stesso di essere nemico del popolo, del socialismo, del sogno comunista e quindi degno delle peggiori punizioni.

A questo punto il prigioniero è pronto alla rieducazione. Ha tradito chi conosceva, ha tradito sé stesso, le violenze hanno distrutto il suo fisico, è stato sottoposto a punizioni degradanti.
Tanto da non considerarsi più uomo, tanto da avere perso l’anima.
Si arriva la fase finale: ripetere sugli altri detenuti il trattamento per dimostrare di essere redenti.

I rieducati sfogano la repressioni sugli altri detenuti, spesso le punizioni di gruppo diventano sfondo per vendette personali e i torturatori a volte sono vittime dei loro stessi compagni.
In un flash di umanità alcuni di quelli già passati all’ODCC sussurrano ai nuovi arrivati “Non fidarti di nessuno, non fidarti nemmeno di me” quasi come una supplica.

Turcanu è il maestro di questa follia collettiva. Dirige, coordina, studia le punizioni più allucinanti e degradanti.
Formare l’uomo nuovo, per azzerare la volontà, fare tabula rasa di sè stessi, rompere qualsiasi possibile legame di sangue o di amicizia. Diventare complici dei torturatori per non esserne vittime. Questo deve essere l’obiettivo finale.

Il tutto va avanti per 3 anni, tra il 1949 e il 1952. Viene considerato il più grande e intenso esperimento di lavaggio del cervello portato avanti oltre la “cortina di ferro”.

Poi il caso diventa troppo grosso anche per il Regime, le violenze incontrollabili e le voci troppo diffuse. L’esperimento viene fermato e tutti i membri dell’ODCC vengono trasferiti lontano da Pitesti e sottoposti a processo.

E’ ironico ma a questo punto Turcanu non solo non ha paura ma è convinto che a breve verrà premiato per quanto fatto. Crede che il trasferimento e il processo siano solamenti atti formali, quasi dovuti.
E convince i suoi fedelissimi, trasferiti come lui, che il governo ha preparato per ognuno di loro un posto nella SECURITATE per gli alti meriti. Chi generale, chi comandante, chi caporale.
Hanno servito la patria dopotutto. Hanno fatto ciò che erano stati istruiti a fare.

E’ così convinto di aver agito nel giusto che al momento del processo la sua confessione scritta in realtà è un vero e proprio manuale di 3.000 pagine su come distruggere l’anima dei detenuti e rieducarli.
Ma Turcanu si sbaglia. Il regime l’ha scaricato. E verrà condannato a morte come i suoi.

L’esperimento Pitesti viene quindi rimosso dalla memoria collettiva, diventa un tabù.
La tesi ufficiale è che si è trattato solo di violenze isolate dei prigionieri su loro pari. Nessun mandante. Nessuno delle alte sfere era a conoscenza di quanto accadeva in quella prigione.
Durante il processo si sostiene che il tutto era stato organizzato da americani in combutta con leader della Guardia di Ferro fuggiti all’estero allo scopo di distruggere l’immagine della Romania all’estero.

Ma se Orwell aveva immaginato gli orrori del carcere di Pitesti aveva previsto anche questa rimozione collettiva degli eventi.
L’aveva chiamato Bipensiero.

Dario Fertilio (Modena, 9 ottobre 1949) è un giornalista e scrittore italiano, attualmente impiegato presso il Corriere della Sera. Vincitore di svariati premi letterari, tra cui il premio “Walter Tobagi” per il libro “Il Grande Cervello”.

Stefano Casagrande, 6 giugno

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