Mons. Tong: Pechino liberi Liu Xiaobo, il clero cattolico e chi lotta per i diritti umani

Il governo cinese “deve liberare Liu Xiaobo, l’attivista Zhao Lianhai, tutti coloro che sono in galera per aver promosso i diritti umani nel Paese e il clero della Chiesa non ufficiale, che si trova dietro le sbarre per aver chiesto maggiore libertà religiosa in Cina”. Lo scrive nel suo messaggio natalizio il vescovo di Hong Kong, mons. John Tong Hon, che esprime anche “4 sogni per la diocesi del Territorio: evangelizzazione, vocazioni, maggior cura della Chiesa universale e divenire una Chiesa-ponte con la Cina”. Nella Cina continentale, scrive mons. Tong, “ci sono una serie di stelle luminose che, come quella che guidò i Magi verso la Grotta della Natività, possono guidare il Paese verso una migliore evoluzione. Queste stelle sono tutti coloro che hanno risposto all’appello del Papa teso a proteggere i neonati dall’infanticidio e i feti dall’aborto; Liu Xiaobo, che è in prigione per aver promosso i diritti umani; Zhao Lianhai, che ha rivelato la verità sullo scandalo del latte adulterato”. Il prelato, ovviamente, non dimentica i cattolici cinesi: “Fra le stelle ci sono anche i membri del clero sotterraneo, dietro le sbarre per aver difeso la libertà religiosa, così come i membri della Chiesa ufficiale che sono stati costretti a partecipare a una ordinazione episcopale illecita e a partecipare all’ottava Assemblea dei cattolici cinesi, nonostante le molte proteste. Io rispetto molto tutti loro. Spero e prego che possano essere liberati al più presto, e possano godere di nuovo dei loro diritti civili e della loro libertà di culto, in modo da poter contribuire ancora di più alla società, garantendo alla nostra nazione la possibilità di guadagnarsi ancora di più il rispetto internazionale”.
Nel suo lungo messaggio, il vescovo di Hong Kong analizza anche la situazione della diocesi e racconta ai fedeli “i 4 sogni che coltivo per tutti noi. Vorrei che continuassimo ad evangelizzare in tutte le nazioni del mondo, perché questa è la missione che Cristo ha dato alle nazioni dai suoi discepoli; vorrei che venisse compiuto ogni sforzo per le vocazioni, perché “la messe è molta, ma gli operai sono pochi”; vorrei che tutti noi fossimo più concentrati sulla Chiesa universale, perché Hong Kong è una città cosmopolita e noi facciamo parte di un corpo unico con i fratelli di tutto il mondo; e infine vorrei che continuassimo tutti a essere una Chiesa-ponte con la Cina, che si sta aprendo, ma ha ancora tante lacerazioni all’interno che vanno sanate”.

Fonte: Asia News, 27 dicembre 2010

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