A Mong Kok ritornano i dimostranti dispersi dalla polizia di Hong Kong

Matthew Robertson, Epoch Times, 18/10/2014
HONG KONG — La polizia e i dimostranti sono stati coinvolti in violenti scontri. Hanno dato vita a un– a tratti comico – gioco del gatto col topo. Alla fine hanno raggiunto una difficile situazione di stallo venerdì notte nel distretto operaio di Mong Kok; il risultato è stato che, all’alba di sabato, gli attivisti per la democrazia – con alcuni che probabilmente hanno trovato il momento giusto per venire fuori – hanno occupato una strada principale dopo che alla mattina la polizia aveva fatto a pezzi il loro accampamento.

L’incrocio tra le strade di Nathan Road e Argyle Street di Mong Kok è una delle tre zone che sono state occupate dalla fine di settembre. Gli studenti attivisti e i sostenitori hanno lanciato la campagna nota come ‘l’occupy campaign’ in un tentativo di fare pressioni sul Governo di Hong Kong per arrivare a un dialogo che riguardi un sistema più democratico di elezione del leader della città. Attualmente il capo dell’esecutivo di Hong Kong viene scelto da un comitato fedele a Pechino.

Nella foto: Dimostranti a Hong Kong, seduti in mezzo alla strada a Mong Kok, mentre la polizia rimane a distanza con scudi e manganelli, il 17 ottobre 2014. (Benjamin Chasteen Twitter/Epoch Times)

Alle 5:30 di venerdì mattina la polizia ha fatto irruzione sul luogo, abbattendo i teloni e facendo a pezzi le tende, che erano diventate gli improvvisati dormitori dei dimostranti. Il raid ha evidentemente preso alla sprovvista gli attivisti: hanno fatto poca resistenza mentre quello che ormai da tre settimane era il loro accampamento veniva trasformato in spazzatura.

Ma dopo il tramonto, è stata tutta un’altra storia.

I dimostranti sono riusciti infatti a chiudere in vari punti sia Nathan Road che Argyle Street, anche se ogni incursione è stata accompagnata dacariche della polizia, manganelli e spray al peperoncino. Diversi occupanti sono stati arrestati e almeno uno di loro è stato colpito a sangue e ricoverato in ospedale.
Più tardi la folla, con una forte componente di giovani e uomini, ha iniziato una guerriglia per disturbare la polizia: gruppi di persone hanno corso nelle strade per bloccare il traffico, ritirandosi quando sono stati assediati. È stata un’azione senza soluzione di continuità su e giù per la trafficata Argyle Street.

In seguito, quando la polizia ha delimitato entrambi i lati della strada, mettendola al sicuro, ha scoperto che chi è caduto nella rete sono stati i normali cittadini mentre cercavano solo di fare shopping. Così hanno iniziato a consentire l’attraversamento agli incroci con i semafori ancora rossi. Gli attivisti hanno preso questo come un segnale:hanno invaso le strade occupandole, mentre hanno finto di allacciarsi le scarpe o hanno finto realisticamente di cercare le monete che hanno lanciato a terra.

La polizia, esasperata, ha cominciato a stancarsi delle loro buffonate e nelle prime ore della mattina molti degli ufficiali sono sembrati esausti. Una folla, probabilmente di migliaia di persone, ancora ammassata attorno alle barricate, è scoppiata in sporadici gridi e applausi. I dimostranti sono riusciti a riprendere metà di Argyle Street, erigendo barricate proprio davanti alla polizia. Ma non è affatto chiaro se andranno fino alla mattina ne tanto meno se sono pronti ,per un lungo assedio.

«Hong Kong sta diventando sempre più come la Cina. C’è una grande differenza tra come era prima questa strada e come è invece adesso. Ormai serve solo a vendere gioielli alla Cina», ha riferito Lawrence Chan, un’insegnante di nuoto 25enne che doveva iniziare il lavoro alle 9 della mattina. Erano le 2:30 di notte mentre parlava con il giornalista.

«Questa strada è particolarmente importante», ha detto Kay Chan, 18enne, che frequenta l’ultimo anno della scuola superiore. Con gli occhiali troppo grandi, una rilevante collana color oro e un accenno di alcol nel respiro, ha riferito che Mong Kok era «il cuore di Hong Kong, il suo battito», tastando il polso di un giornalista per rendere chiara la sua espressione.

«Siamo migliaia o decine di migliaia» ha detto, parlando dell’elevato numero di occupanti. Quando le è stato ricordato che l’area era stata sgombrata quella mattina perché a farvi la guardia erano presenti solo una dozzina di persone, lei ha ammesso: «sì, è vero. Ma la mattina dobbiamo andare a lavorare».

Fonte,Epoch Times: http://www.epochtimes.it/news/a-mong-kok-ritornano-i-dimostranti-dispersi-dalla-polizia-di-hong-kong—127297

English version, Epoch Times, click here: “Cleared by Hong Kong Police, Mong Kok Protesters Return”

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