Modi in Cina firma accordi per 10 miliardi di dollari

Non c’è niente di meglio di una messe di accordi bilaterali, con miliardi di investimenti annessi, per gettare un ponte sulle differenze che separano i due giganti dell’Asia. Così, nel secondo giorno della sua visita in Cina, il primo ministro indiano, Narendra Modi, ha siglato con il collega Li Keqiang ben 24 intese in diversi settori industriali per un valore complessivo che si aggira attorno ai dieci miliardi di dollari, anche se secondo alcune fonti indiane potrebbe raggiungere quota venti miliardi. Assolti gli obblighi dettati dall’etichetta, Modi ha addirittura convinto Li a concedersi a un selfie che ritrae i due capi di governo abbracciati e sorridenti. Una rarità per le formalissime élites cinesi.

Nella fotoNarendra Modi e Li Keqiang (Reuters).

Le relazioni politiche tra le due più popolose nazioni del pianeta non sono mai state semplici e quelle economiche sono sempre rimaste al di sotto del potenziale. Modi, però, per alimentare il suo programma di industrializzazione del Paese ha bisogno di capitali esteri. Mentre le aziende cinesi cominciano a soffrire la crescita dei salari in patria. Gli accordi, firmati nella sede dell’Assemblea nazionale del popolo, toccano commercio, turismo, sviluppo del settore minerario, scambi culturali e sviluppo scientifico e tecnologico. Sono un primo passo verso la più stretta collaborazione economica che Modi e Li si sono promessi a vicenda. Senza fingere di eludere le questioni politiche, dalla disputa sul confine himalayano, all’assertività di Pechino nella regione. Davanti al Parlamento cinese, Modi ha sottolineato «il bisogno che la Cina riconsideri il suo approccio su alcuni dei problemi che ci impediscono di realizzare il potenziale delle nostre relazioni». Almeno nelle dichiarazioni d’intenti, Li gli ha fatto eco: «Il secolo asiatico dipenderà dalla capacità di Cina e India di superare le loro differenze per raggiungere i rispettivi obiettivi di modernizzazione e permettere ai loro cittadini di vivere vite migliori».

La disputa di confine è aperta dal conflitto del 1962. Ciascuno dei due Stati rivendica porzioni di territorio, senza contare che l’India offre asilo al Dalai Lama. Uno dei tanti incidenti di frontiera che si ripetono tra le pattuglie dei due Paesi avvenne proprio nei giorni della visita che a settembre del 2014 il presidente cinese Xi Jinping fece a New Delhi. A questa frizione, si aggiunge la politica estera di Pechino, con le sue pretese nel Mar cinese meridionale e i finanziamenti al Pakistan, il nemico di sempre. Appena un mese fa, in visita a Islamabad, Xi ha presenziato alla firma di accordi per 46 miliardi di dollari. Tutto l’ambizioso programma di sviluppo regionale One belt, One road, con il quale Pechino sogna di rilanciare la Via della seta.

Modi, alla 17esima visita ufficiale all’estero, è arrivato in Cina ieri, dove è stato ricevuto da Xi nella sua città natale, Xian. Uno strappo al protocollo: il presidente cinese in genere riceve i leader esteri nella capitale e quando arriva un premier, accoglierlo è di solito compito del primo ministro. Il segno dell’importanza che Pechino dà in questa fase alle relazioni con l’India. Durante la visita, Modi ha anche affrontato il problema del deficit commerciale con la Cina, pari a circa 45 miliardi di dollari, un terzo del totale, e concentrato in settori in cui il premier indiano vorrebbe veder fiorire una competitiva industria nazionale, come l’elettronica.

Fonte: Il Sole 24 Ore, art di Gianluca Di Donfrancesco,15/05/2015

English version,Daily Excelsior:

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