Moda «tarocca»: costa 9,9 miliardi di euro di minori vendite. Cina leader contraffazione.

In Italia in 65,8% dei falsi sequestrati appartiene al fashion. Dalla Cina abiti, scarpe, borse, orologi e gioielli. Il rischio aumenta con gli acquisti online. Colpito anche l’agroalimentare.

BIELLA –  Da Première Vision, l’Institut français de la mode ribadisce la leadership europea nel fashion, dove i consumi di settore valgono 326 miliardi di euro e cinque paesi coprono da soli il 76% delle vendite. Tra questi ovviamente figura anche l’Italia, insieme a Francia, Germania, Regno Unito e Spagna. C’è però un’altra faccia della medaglia, quella falsa. L’Italia è tra i leader nella produzione e vendita dei prodotti legati al segmento, ma è anche il secondo paese al mondo a subire i danni della contraffazione, non solo nella moda ma in via generica. Il 65,8% di tali danni a livello nazionale ricade sul mercato del fashion.

In Italia il 65,8% dei prodotti sequestrati appartiene al comparto moda

Lo dicono i dati Ocse ed Euipo, l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale: il diritto di proprietà violato dalle merci contraffatte sequestrate nel 14,6% dei casi è riconducibile ad un marchio italiano. Siamo secondi solo agli Stati Uniti che toccano il 19,5%. Nel panorama in cui si collocano italian sounding ed altri «amabili» trucchetti, a farne le spese è soprattutto la moda. Abbigliamento, accessori, calzature o occhiali, poco importa, basta che sembrino italiani. E badate, non ci cascano solo gli stranieri: sul territorio nazionale il 65,8% dei sequestri di beni contraffatti tra il 2008 e il 2015 appartiene al comparto della moda.

Perdite per 9.888milioni di euro per le imprese italiane della moda

Considerando gli effetti diretti e indiretti, il giochetto costa 9.888 milioni di euro di minori vendite alle imprese italiane, pari a 88.467 posti di lavoro. Un dato che non riguarda solo i produttori e distributori del prodotto finito, ma investe tutta la filiera. E intercettare un prodotto made in Italy diventa sempre più difficile. Non migliora la situazione nella casistica degli acquisti online, dove diventa ancora più facile cadere in tentazioni e tranelli. La moda anche qui risulta uno dei settori più esposti, specie per quanto riguarda l’abbigliamento, al secondo posto per quota di utenti che comprano su internet per uso privato. Tra il 2010 e il 2014 è triplicata (dal 5,7 al 16,3%) la quota di sequestri nell’Unione Europea relativi a merci trasportati da corriere espresso, mezzo privilegiato delle consegne per acquisti online.

Cina, Turchia e Benin, e paesi da tenere d’occhio

Ma da dove vengono le merci contraffatte? In via generale dalla solita Cina, che sul mercato Ue arriva a quota 41,1%. Scendendo del dettaglio dei settori moda e luxury due terzi dell’abbigliamento arriva da Turchia e Cina,  più della metà delle scarpe e degli orologi dalla Cina, sempre dalla Cina la quasi totalità degli occhiali e il 75% delle borse e dei gioielli.

…Il resto…

Spaziando ad altri settori, tra i più colpiti risulta l’agroalimentare. Secondo i dati Ocse e  Euipo  la quasi totalità degli articoli alimentari sequestrati proviene dal Benin, repubblica dell’Africa Occidentale che confina con la più nota Nigeria. Se nell’Ue il valore dei prodotti con indicazione geografica protetta contraffatti ha raggiunto i 4,3 miliardi di euro nel 2014, ovvero il 9% del mercato di comparto, per l’Italia tale valore è di 682,4 milioni di euro, ovvero l’8,8% del mercato nazionale.

Diario di Biella,9 febbraio 2017

Condividi:

Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.