Minacce e arresti per attivisti e dissidenti prima dell’Assemblea nazionale del popolo

Presi di mira attivisti contro la legge del figlio unico, avvocati per i diritti umani e ex responsabili del movimento di Tiananmen. Trasferiti a forza anche migliaia di persone che voleva presentare petizioni. Per la leadership la “sicurezza” è la questione principale. Lo scorso anno vi sono stati 9,9 milioni di casi legati alla sicurezza (comprese proteste e rivolte). Ma la colpa è dei governi locali.
Minacce e arresti contro dissidenti e attivisti si moltiplicano a pochi giorni dall’Assemblea nazionale del popolo, il raduno annuale del parlamento cinese, che durerà circa 10 giorni a partire dalla fine di questa settimana.
Col motivo di non disturbare “l’ordine pubblico” e garantire “la sicurezza dell’assemblea”, la polizia sta ripulendo la capitale per evitare manifestazioni, messaggi, presentazioni di petizioni ai rappresentanti.
Mao Hengfeng, attivista anti-aborto, è stata trasportata di peso da Pechino a Shanghai e costretta agli arresti domiciliari per questi giorni. Lo scorso dicembre è stata arrestata per 10 giorni perché aveva organizzato a Pechino una manifestazione a favore di Liu Xiaobo, lo scrittore autore di Carta 08, condannato a 11 anni di prigione.
Venti anni fa Mao Hengfeng venne costretta ad abortire perché in attesa di un secondo figlio e licenziata in tronco. Da allora essa combatte contro la legge sul figlio unico e per questo è stata spesso anche internata in ospedali psichiatrici.
La moglie di Liu Xiaobo, Liu Xia, è controllata giorno e notte da 6 poliziotti. Chen Ziming, accusato di essere un “terrorista-cospiratore” a capo degli studenti del moviento di Taiananmen nell’89, è stato minacciato a non prendere alcuna iniziativa in questi giorni. Stessa sorte a Teng Biao, avvocato in difesa dei diritti umani, e alle Madri di Tiananmen, che ogni anno presentano una petizione per chiedere giustizia per i loro figli uccisi dai carri armati dell’esercito.
Migliaia di persone che vogliono presentare petizioni di ogni tipo sono già stati trasferiti a forza fuori della capitale. Alcuni vengono detenuti nelle cosiddette “prigioni nere”, centri di detenzione dove si è incarcerati senza alcuna denuncia o accusa.
Fan Yafeng, cristiano, avvocato a difesa dei diritti umani, è stato obbligato dalla polizia a cancellare un seminario sulla politica cinese e a cancellare per questo periodo tutte le lezioni di Bibia che egli tiene a casa sua. Fan è stato licenziato dall’Accademia delle Scienze sociali di Pechino a causa della sua fede e del suo impegno sociale. In un’intervista al South China Morning Post egli afferma: “Io condanno questo modo di comportarsi [della polizia]…Questo sistema sorpassato di controllo della società è in realtà la radice dell’instabilità”.
In effetti, a causa dell’anarchico sviluppo e la corruzione del Partito – a cui si è aggiunta anche la crisi economica –  l’instabilità è la preoccupazione massima della leadership. La scorsa settimana, l’Accademia delle scienze sociali a pubblicato il “Rapporto annuale sullo Stato di diritto in Cina” e ha notate che nei primi 10 mesi dello scorso anno i crimini sono aumentati del 10%, giungendo a quota 5,3 milioni, mentre il numero di casi legati alla pubblica sicurezza (che comprende anche proteste e rivolte) sono aumentate del 20%, giungendo a 9,9 milioni.
La scorsa settimana, Zhou Yongkang, membro del Politburo e responsabile della sicurezza nazionale, ha dichiarato che “mantenere una crescita economica veloce e stabile, insieme all’armonia sociale e alla stabilità, rimane una missione pesante”.
L’Accademia fa però notare che le cause degli incidenti sono proprio i governi locali che invece di venire incontro alle richieste della popolazione, dà la colpa alla “gente non capisce la verità” e a qualche “cattivo o teppista che incita” alla rivolta.

Fonte: AsiaNews, 1 marzo 2010

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