Militanti virtuali: l’ “esercito dei cinquanta centesimi” della Cina

Il Partito comunista cinese fa enormi sforzi per mantenere il controllo del campo di battaglia virtuale.
Il numero degli utenti di Internet cinesi è salito a 731 milioni nel 2016, pari al 53,1% della popolazione cinese, secondo le autorità del paese. La metà di loro utilizza servizi di microblogging e una parte considerevole sono militanti virtuali pagati.

Preoccupato da questa potente forma di comunicazione, dalle sue implicazioni e dall’influenza sull’opinione pubblica, il Partito comunista cinese ha compiuto enormi sforzi per mantenere il controllo di questo campo di battaglia virtuale. Oltre al Grande Firewall, una tattica utilizzata meno evidente è l’uso di militanti virtuali pagati, conosciuti come l'”esercito dei cinquanta centesimi” (五毛 党 wǔmáo dǎng).

L'”esercito dei cinquanta centesimi”, un tempo segreto, ora sta diventando sempre più visibile al pubblico, a causa del crescente numero di posti richiesti politicamente, delle comunicazioni di assunzione e dei dettagliati orari di lavoro che sono trapelati on line. Materiali per la formazione interna e foto scattate in incontri di formazione ufficiali per i militanti virtuali, rivelano sfaccettature sinora sconosciute di questa complessa operazione.

Salario mensile

Non è chiaro quando il regime cinese abbia iniziato ag utilizzare sistematicamente i militanti virtuali a pagamento, ma la prima prova può risalire al 2004, quando, secondo un rapporto ufficiale, il governo municipale di Changsha ha messo insieme una squadra di militanti.

Questi erano obbligati non soltanto a pubblicare opinioni e notizie senza interruzione, ma anche a contattare noti siti web per far eliminare messaggi “nocivi” e mantenere un’immagine positiva del Partito comunista cinese. All’epoca, ogni militante virtuale ha ricevuto 600 yuan (circa € 78)come stipendio mensile. Il rapporto è stato poi rimosso dal sito ufficiale, ma non prima d’essere ampiamente riportato dagli utenti di Internet.

Anche le università cinesi hanno seguito quest’esempio. Nel 2005, i funzionari dell’Università di Nanchino hanno chiuso un sistema di notizie internet (SBI) gestito da studenti,che si rifiutavano di “armonizzare” (un eufemismo per dire “censurare”)i contenuti. Le autorità scolastiche hanno poi rilasciato una nuova versione ufficiale del sito, utilizzandone il vecchio nome, nominando studenti membri del Partito comunista cinese e altri “appassionati”, dando loro il ruolo di militanti virtuali. Quest’ultimi hanno ricevuto pagamenti sulla base di valutazioni mensili delle loro prestazioni.

La responsabilità dei militanti virtuali presso l’Università di Nanchino era di “neutralizzare” informazioni critiche verso le autorità, di pubblicare informazioni positive, di rispondere ai messaggi, e di “costruire un ambiente web dell’Università dinamico e sano”.

Costruire “pubblicità positiva”

Non è chiaro come il regime cinese abbia assunto molti dei militanti virtuali, che secondo alcune stime sono alcuni milioni di persone.

Nel corso di una riunione del Politburo il 23 gennaio 2007, l’ex leader cinese, Hu Jintao, ha chiesto di “rafforzare l’immagine ideologica e pubblica e di costruire pubblicità positiva”, vale a dire pubblicità pro-regime.

Ben presto, il Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese e il Segretariato generale del Consiglio di Stato hanno chiesto che tutti i principali siti web cinesi e dei governi locali selezionassero “compagni di buona qualità politica” e formassero squadre di militanti virtuali.

Nel giugno 2009, Pechino ha annunciato l’intenzione di reclutare 10.000 “sentinelle di internet”. Nel gennaio 2010, la provincia del Gansu, una regione relativamente piccola e remota della Cina, ha annunciato di avere piani per reclutare un team di 650 militanti virtuali.

Nel 2016 una ricerca di Harvard ha stimato che il governo cinese ha assunto circa 2 milioni di militanti virtuali di nascosto per creare svariati blog e messaggi da inserire sui social network come se fossero vere opinioni di gente comune.

Questa “operazione segreta” ha generato circa 488 milioni di messaggi falsi attraverso i social network, per un totale di 80 miliardi di messaggi sulle reti cinesi, solo nel 2016. Al fine di massimizzare la sua influenza, i commenti pro-regime sono in gran parte inseriti nei periodi di dibattiti online vivaci e/o quando le proteste online hanno la possibilità di diventare vere e proprie proteste di piazza.

Ispirare ostilità e paura

Negli ultimi anni su Internet sono state pubblicate le linee guida e un gran quantità di materiale per la formazione dei militanti virtuali. Queste sembrano riassumere con precisione i principi base e le tattiche spesso utilizzate dagli utenti Internet riconoscibili come commentatori pro-regime.

Secondo questi documenti, i nuovi membri dell’ “esercito dei cinquanta centesimi” sono formati a “comprendere appieno” le istruzioni dei loro superiori ed eseguire fedelmente gli ordini, diventando immuni da pensieri dissidenti e rimanendo fermamente fedeli al Partito Comunista Cinese. “Amare il proprio futuro politico”, cita un documento.

Gli apprendisti sono inoltre invitati a “utilizzare le proprie capacità per nascondere la [loro] identità e fingere di essere normali utenti di Internet”. Essi hanno il compito di “ampliare la [propria] influenza online facendo rete con altri utenti, in particolare con blogger influenti”.

Le tecniche più comuni elencate nei materiali di formazione includono: “ispirare ostilità e paura” verso i paesi democratici, etichettare i dissidenti come traditori, creare discussioni o polemiche su questioni banali per distrarre l’attenzione da questioni politicamente importanti e incoraggiare il nazionalismo.

Ci sono anche grandi progetti o temi, per i quali vengono sviluppate linee guida per discussioni. Un documento riporta tecniche su come attaccare la democrazia, per esempio. Sono inclusi argomenti quali: “La democrazia è l’arma del mondo occidentale per invadere la Cina”, “non esiste una vera democrazia”, ​​”la democrazia porta al disordine e al caos” e “anche i paesi democratici hanno corruzione e criminalità”. Tutti questi argomenti rispecchiano fedelmente la propaganda ufficiale del Partito comunista cinese.

Inscenare discussioni

In un’intervista, un tizio che si è identificato come militante virtuale ha detto all’artista dissidente Ai Weiwei che, un blogger dell’ “esercito dei cinquanta centesimi” di solito ha più identità online, e allo scopo di orchestrare discussioni, spesso gioca ruoli diversi.

Quando il governo ha aumentato i prezzi del carburante, per esempio,questa persona è stata incaricata di controllare i commenti negativi. In un commento ha scritto: “Non mi interessa. Deve anche salire di più, cosicchè i poveri non possano permettersi di guidare, lasciando così libere le strade. Solo i ricchi dovrebbero guidare”. Poi ha utilizzato una serie di altre identità per citare e attaccare la sua stessa opinione. La sua strategia ha funzionato: la gente ha attaccato la sua osservazione provocatoria, anzichè il Partito comunista cinese, e l’attenzione è stata distolta dai prezzi elevati della benzina. “Questa cosa di discutere con me stesso… è come un gioco mentale”, ha detto ad Ai Weiwei.

Un’altra strategia a cui egli ha fatto riferimento, è quella di utilizzare dettagli apocrifi, citando rapporti negativi, con lo scopo di mistificare la storia.

Il blogger ha anche detto che dal 10% al 20% dei commenti online sono opera di militanti virtuali. “Gli utenti internet cinesi sono veramente stupidi. Si agitano facilmente. Posso essere controllati senza sforzo”, ha aggiunto.

Anche se giustifica il suo lavoro, ha affermato che crede che il regime cinese sia andato troppo oltre su alcune questioni, come per esempio attaccare continuamente la pratica spirituale del Falun Gong, il Dalai Lama e altri gruppi considerati sovversivi dal regime cinese.

Traduzione Andrea Sinnove, LRF Italia Onlus


Fonte: Epoch times, 1 luglio 2017

Artigo em português: Epoch times, Militantes virtuais: o ‘Exército dos Cinquenta Centavos’ da China

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