MILANO. Estorsioni a Chinatown: arrestati due cinesi

 Due cinesi sono stati arrestati a Milano con l’accusa di estorsione e detenzione di «shaboo», una metanfetamina molto diffusa nella comunità asiatica, mentre un terzo complice (ora ricercato) sarebbe scappato in Cina.

Ai due cinesi le ordinanze del Tribunale di Milano sono state notificate in carcere dove si trovavano già per altri reati. Uno dei due è Hu Yongxiao, detto Wenje, 23enne cinese con numerosi precedenti per armi, stupefacenti, resistenza finito in manette lo scorso 28 febbraio con l’accusa di aver partecipato alla sparatoria in cui, quel giorno in via Signorelli, era stato ucciso un connazionale di 36 anni e un altro, di 37, era rimasto ferito, nell’ambito di una rissa tra bande cinesi. Secondo i carabinieri del nucleo investigativo, sia il delitto del 28 febbraio, sia il tentativo di estorsione contestato oggi sono legati a risse tra bande di cinesi già arrestati in precedenza e nel frattempo tornati in libertà, che si contendono il controllo del territorio per esercitare estorsioni ai negozianti, spacciare droga e guidare il racket della prostituzione.

L’assalto al karaoke

Hu Yongxiao, già arrestato nel 2011 e rilasciato il 22 agosto 2013, avrebbe partecipato con altri otto connazionali, quattro dei quali arrestati all’epoca in flagranza di reato, a una spedizione punitiva del 7 febbraio scorso ai danni del proprietario di un karaoke di via Paolo Sarpi 33, da tempo sottoposto a svariate minacce perché pagasse il pizzo alla banda. Intorno alle 22.15 di quel giorno, gli assalitori avevano aggredito l’uomo, in difesa del quale era intervenuto il nipote, armato di un coltello, che li aveva messi in fuga, ferendone due. Cinque minuti dopo sul posto erano intervenuti i carabinieri del radiomobile chiamati da alcuni residenti, trovandosi di fronte al locale distrutto. Subito erano riusciti ad arrestare quattro persone: il capo della gang, Wu Jian Xiao di 41 anni, e altri tre cinesi di 22, 24 e 25 anni. Lunedì una nuova ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Natalia Imarisio ha raggiunto in carcere Hu Yongxiao e un altro connazionale. Arresto disposto anche per un terzo cinese riparato nel Paese di origine, mentre un quarto deve ancora essere identificato.

Il «pizzo»

In base a quanto ricostruito dai militari, la banda aveva già minacciato il titolare del karaoke in diverse occasioni, a partire dallo scorso giugno, quando i primi cinesi erano tornati in libertà. Wu Jian Xiao gli aveva intimato di dargli 100mila euro o 2mila euro in contanti al mese, dicendogli: «Tutti noi dobbiamo mangiare». Da allora, i suoi ragazzi andavano a trovarlo nel locale, mangiavano e bevevano senza pagare e infastidivano le cameriere. Ai primi di gennaio, avevano organizzato una prima spedizione punitiva al locale, culminata con un colpo di un machete sul bancone del bar. Nell’ambito dell’inchiesta, gli investigatori hanno arrestato in flagranza di reato per detenzione di droga ai fini di spaccio anche due donne cinesi di 35 e 34 anni, trovate in un dormitorio abusivo in via Guglielmino Rossi con 550 grammi di shaboo, una pericolosa droga sintetica diffusa nella comunità filippina, nascosta in scatole metalliche di biscotti olandesi.

Milano Post,15/07/2015

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