Medici cinesi coinvolti nel sistema cambogiano del traffico d’organi

Matthew Robertson,Epoch Times,16/09/2014

Nel mese di agosto la polizia cambogiana ha stroncato un’organizzazione di trafficanti di organi che operava al cospetto di un ospedale militare cambogiano. Sono state arrestate nove persone, tra le quali almeno un medico e professore cinese che agiva da consulente e formatore per il gruppo.

In Cina l’attività di espianto degli organi controllata dallo Stato, particolarmente con il coinvolgimento degli ospedali militari, è usuale. Ma fino ad adesso era rimasta confinata nella Cina.

Il dottor Torsten Trey, direttore esecutivo della ong ‘Doctors against forced organs harvesting’ (Dafoh – Medici contro l’espianto forzato di organi), gruppo di difesa dell’etica medica con sede a Washington D.C., ha detto: «Questo non è l’esatto modello cinese del prelievo di organi che si diffonde in altri Paesi – non andrà molto lontano. Tuttavia, sembra che ci sia un approccio sistematico per favorire il traffico di organi in quelle aree dove prima d’ora non c’era».

Nella foto: Il 23 novembre 2010 a Phnom Penh in Cambogia, la polizia militare tiene a bada la folla davanti a un ospedale della città per consentire il passaggio di un’ambulanza. Recentemente in Cambogia è stata fatta irruzione in un ospedale militare dopo aver sgominato un’organizzazione di trafficanti di organi che operava al suo interno e della quale faceva parte almeno un medico cinese. (Tang Chhin Sothy/AFP/Getty Images)

I ricercatori hanno detto che il medico cinese che è stato arrestato nell’irruzione stava svolgendo il ruolo di formatore dei medici locali nei trapianti di organi, una pratica che in Cina prende di mira principalmente i condannati a morte e i prigionieri di coscienza.

A quanto si dice, la maggior parte dei pazienti presenti nell’impianto erano cinesi e vietnamiti, mentre i donatori erano cambogiani locali.

Il giornale cambogiano Deum Ampil ha riferito che lo scorso anno dai tre ai cinque cambogiani si sono sottoposti all’asportazione di un rene all’ospedale militare Preah Ket Mealea – che è collocato in un edificio donato dalla Cina. Il resoconto ha citato un medico identificato il quale diceva che i reni erano stati venduti a destinatari cinesi per una cifra compresa tra i 26 mila e i 30 mila euro circa, mentre ai donatori cambogiani erano stati corrisposti solo 3.700 euro circa.

Secondo quanto riporta il Phnom Penh Post, tra gli arrestati figurano il direttore e il vice direttore dell’ospedale, entrambi ufficiali dell’esercito cambogiano e tre «cittadini sino-vietnamiti», così definiti nella dichiarazione della polizia.

Secondo quanto riporta il Cambodia Daily, il tenente colonnello Keo Theo, capo delle forze di polizia anti-traffico di Phnom Penh, ha affermato: «Il cinese è medico e professore, ed è stato invitato dall’ospedale ma non risiede qui, viene solamente quando è necessario».

Il dottor Trey ha detto: «Il fatto che in un ospedale militare cambogiano ci sia un professore cinese, ovviamente qualcuno con conoscenze ed esperienza, è interessante. Per quanto mi riguarda, dal momento che è un ospedale militare e non una struttura medica privata, la sua presenza deve essersi verificata a seguito dell’approvazione del Governo o di qualche funzionario. A questo proposito il sistema è simile alla catena di fornitura degli organi in Cina, anch’essa focalizzata intorno agli ospedali militari».

In Cina i prigionieri criminali del braccio della morte o i prigionieri di coscienza vengono uccisi al fine di ricavarne l’utilizzo dei loro organi vitali come il cuore e il fegato. In Cambogia il sistema sembra essere limitato ai reni donati dalla gente del posto in cambio di pagamenti in contanti.

Trey ha detto: «Ciò che è in gioco è che la Cina sta minando gli standard etici negli altri Paesi». Questo potrebbe favorire l’effetto di ‘distogliere l’attenzione’ dai dati propri della Cina, che includono l’espianto di massa dai prigionieri di coscienza, che viene attuato in maniera più cospicua dai praticanti della disciplina spirituale del Falun Gong.

Il recente libro The Slaughter fornisce un dettagliato resoconto delle prove relative a questa situazione. Si stima che dal 2000 al 2008 oltre 60 mila praticanti del Falun Gong siano stati uccisi per i loro organi.

Ci sono pochi dettagli sulle operazioni interne dei trafficanti in Cambogia. Subito dopo il raid della polizia, che si è basato su diversi mesi di indagini, l’esercito cambogiano è intervenuto e ha chiuso ulteriori indagini sostenendo che le donazioni fossero volontarie.

Il ministro della Difesa Tea Banh ha criticato personalmente la polizia. Ha detto: «Le accuse di traffico di reni sono gravemente dannose».
Banh ha detto ai media cambogiani: «La versione dei fatti riferita parla di traffico di reni, ma l’operazione è stata volontaria, non c’era traffico».
Altri persone in Cambogia rimangono incredule riguardo a tale affermazione, che sarebbe sicuramente una rarità nel mondo del turismo internazionale dei trapianti.

Phil Robertson, vice direttore della divisione asiatica della Human Rights Watch, ha detto al Phnom Penh Post: «Ogni volta che in Cambogia un alto ufficiale militare è coinvolto in un crimine, se sarà o meno ritenuto responsabile è una questione aperta».

La Cambogia è una monarchia costituzionale in cui il sistema politico è dominato dal Partito Popolare Cambogiano salito al potere attraverso un violento colpo di Stato. La ong Transparency International valuta la Cambogia uno dei Paesi più corrotti del Sudest asiatico.

Il Partito di Salvezza Nazionale della Cambogia, forza politica di opposizione nel Paese, ha detto di diffidare della dichiarazione rilasciata dall’esercito ovvero che l’attività di traffico di organi fosse in realtà una donazione volontaria.

Mu Sochua, legislatore del Partito di Salvezza Nazionale e capo della commissione sanitaria, ha detto al Phnom Penh Post: «Se ci sono prove sufficienti, sarà tenuta un’indagine indipendente».

Secondo quanto riporta il Post, il leader del Partito di Salvezza Nazionale Sam Rainsy ha affermato che le accuse sono «solo la punta dell’iceberg».

Ha detto al Post: «Le smentite non erano affatto convincenti», aggiungendo che il caso «deve essere radicato negli interessi».

Fonte,Epoch Times, http://www.epochtimes.it/news/medici-cinesi-coinvolti-nel-sistema-cambogiano-del-traffico-di-organi—127085

Articolo in inglese: “Chinese Doctors Involved in Cambodian Organ Trafficking Scheme”

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