Maxi sequestro di bigiotteria pericolosa per la salute pubblica

L’indagine è partita dal centro espositivo Euroingro di Prato: anelli, collane e orecchini erano realizzati con percentuali altissime di metalli pesanti proibiti per legge.

PRATO. Un milione e 400.000 articoli di bigiotteria sequestrati per un valore di 10 milioni di euro (ma la cifra con la vendita al dettaglio si presume da triplicare). E’ questo il risultato di un maxi sequestro messo a punto dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Prato, su delega del procuratore capo della Procura della Repubblica Giuseppe Nicolosi e del sostitutoAntonio Sangermano, per orecchini, piercing, collane e bracciali ritenuti molto pericolosi per la salute pubblica. Le persone indagate per frode, immissione e commercializzazione di prodotti nocivi per la salute sono 25, di cui due italiani, entrambi residenti a Roma. Trentatré le perquisizioni messe in atto in varie città italiane, di cui 10 a Prato.

Tutto è cominciato con alcuni controlli nei negozi del centro espositivo gestito da imprenditori cinesi Euroingro nel Macrolotto di Prato, dove si riforniscono molti negozi e ambulanti italiani ed europei . Dalle perquisizioni sono stati acquisiti oggetti di bigiotteria che, sottoposti ad analisi chimica da parte delLaboratorio regionale dell’istituto tecnico industriale statale Buzzi sono risultati prodotti in Cina con l’utilizzo di metalli pesanti tossici per la salute e vietati dalle norme europee ed italiane che regolano l’importazione. Dalle analisi sono emerse percentuali altissime di Nichel, molto superiori alla normativa, Cadmio e Piombo, due metalli il cui utilizzo per abiti e accessori e assolutamente proibito.

La successiva attività di indagine ha permesso di individuare 17 fornitori e importatori di prodotti illegali riconducibili ad aziende cinesi con sedi a Roma, Milano, Rovigo, Padova, Monza e Viterbo dove sono state eseguite perquisizioni ed effettuati nuovi sequestri. Per quanto riguarda la produzione e l’assemblaggio dei monini, è tutta cinese: gli oggetti arrivano in vari porti italiani ed europei. Un ruolo decisivo è quello svolto dal laboratorio del Buzzi finanziato dalla Regione Toscana, che – come tengono a dire il procuratore Sangermano e il colonello del Nucleo di polizia tributaria della Finanza – per la prima volta in un’inchiesta del genere, ha consentito un’analisi quasi in tempo reale dei prodotti sequestrati (circa due ore), mentre in passato occorrevano molti giorni. La Finanza ha anche acquisito numerosi atti e documentazione e va avanti, promettendo altri clamorosi sviluppi.

Il Tirreno edizione di Prato,22/05/2015

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