Massacro in Cina: 2400 uiguri [La Stampa]

La Laogai Foundation afferma che il 28 luglio scorso le forze cinesi avrebbero ucciso oltre duemila uiguri – musulmani di ceppo turcomanno – nella regione autonoma dello Xinjiang. La notizia non può essere verificata in maniera indipendente. Se così fosse, si tratterebbe del più grave episodio di repressione dai tempi di Tien An Men.

Secondo la Laogai Research Foundation, che si basa su notizie di fonti locali per le quali non è stato possibile avviare una verifica indipendente, il 28 luglio scorso oltre duemila uiguri (minoranza turco islamica della Cina occidentale) sarebbero stati uccisi in quella che sarebbe di conseguenza la repressione più sanguinosa dai tempi di Tien An Men.

La Laogai Foundation fa salire il numero delle vittime fino a 2400. Il massacro ha avuto luogo nella Regione Autonoma dello Xinjiang. Gli uiguri, musulmani di ceppo turcomanno rappresentano circa il 46 per cento della popolazione della zona, definita anche Turkestan orientale.

L’eccidio è stato denunciato da Rebiya Kadeer, attivista per i diritti umani del popolo uiguro in esilio dal 2005 e presidente del Congresso Mondiale Uiguro (WUC) con sede in Germania, e rilanciato dal sito dell’Agenzia DossierTibet di Claudio Tecchio.

Le fonti ufficiali cinesi parlano di 96 vittime, in relazione agli eventi. Ma per i due giorni successivi al 28 luglio le autorità cinesi hanno imposto il coprifuoco. Questo per poter sgomberare e ripulire le strade dopo l’eccidio. Fra l’altro le organizzazioni degli uiguri fuori dalla Cina affermano che Pechino ha usato e continua a usare i droni per controllare e reprimere la minoranza musulmana della regione.

Secondo la Laogai, “Il governo cinese ha recentemente persino vietato le barbe agli uomini uiguri e, più in generale, tutti i simboli religiosi musulmani”.

Kadeer ha affermato: “Siamo in grado di condividere e rendere pubblici questi fatti senza tuttavia rivelare la fonte delle informazioni, tutelandone la sicurezza e l’incolumità. […] E’ chiaramente terrorismo di Stato, un crimine contro l’umanità commesso dalle forze di sicurezza cinesi contro la popolazione uigura inerme”. Secondo il rappresentante uighuro l’eccidio del 28 luglio scorso supera di gran lunga, per numero di vittime e per crudeltà, quello del 2009 nella capitale Urumqi.

“I disordini del 28 luglio sarebbero cominciati durante un corteo di uiguri, una protesta di fronte agli uffici governativi locali: la polizia ha sparato sulla folla massacrandoli tutti e continuando poi nelle ore successive con la ricerca di cittadini uiguri casa per casa- scrive Laogai-. La manifestazione era stata organizzata per protestare contro le violenze cinesi sulla popolazione uighura e contro la recente uccisione di una famiglia uighura di 5 persone”.

di Marco Tosatti, 25/08/2014, La Stampa


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