Mar Cinese meridionale nei colloqui strategici fra Hanoi e Pechino

Rafforzare la cooperazione, dirimere le controversie, potenziare il dialogo bilaterale e mantenere la “tradizionale” amicizia che lega i due Paesi dai tempi di Mao Zedong e Ho Chi Minh. Sono i punti emersi al termine del terzo incontro strategico sulla difesa tra Vietnam e Cina, che si è svolto ieri ad Hanoi sotto la guida del gen. Nguyen Chi Vinh, vice-ministro vietnamita alla Difesa nazionale e l’alto ufficiale cinese gen. Ma Xiaotian. Un vertice importante e delicato, che rilancia l’unità di intenti fra due storici alleati divisi di recente dalla controversia sui confini nel Mar Cinese meridionale. La sicurezza nella regione Asia-Pacifico è un tema centrale anche per gli Stati Uniti, tanto che il segretario di Stato Usa Hillary Clinton, impegnata in una missione diplomatica in Asia, ha invitato le nazioni del blocco Asean (Associazione che riunisce 10 Paesi del Sud-est asiatico) a mantenere un “fronte unito” nei confronti di Pechino. Nel vertice di ieri il generale Vinh ha sottolineato l’importanza del dialogo, soprattutto in chiave di collaborazione fra i due eserciti, e del complesso delle relazioni sino-vietnamite. Hanoi, spiega il militare, intende “applicare gli accordi sottoscritti in termini di cooperazione nella difesa”. Una collaborazione rilanciata anche dalla controparte cinese che, secondo quanto afferma il generale Ma, assume ancora oggi “una grandissima importanza”. Pechino rilancia i “colloqui bilaterali” per affrontare le questioni irrisolte – mentre altre nazioni chiedono un accordo complessivo e multilaterale per la risoluzione delle dispute sui confini – sia a livello regionale, che su scala globale. Il vertice di ieri ad Hanoi si inquadra nello sforzo diplomatico messo in campo quest’anno dalla Cina, durante il quale alti funzionari degli esteri e dell’esercito hanno compiuto missioni e visite ufficiali in 20 nazioni straniere con una particolare attenzione alla regione Asia-Pacifico. Meng Xiangqing, vice-direttore dell’Istituto di ricerca strategica presso l’Università nazionale della difesa dell’esercito cinese (il People’s Liberation Army, Pla) sottolinea che l’obiettivo primario per la diplomazia di Pechino è di dar vita a una regione sicura e pacifica, ma “non farà mai sconti quando entrano in campo questioni riguardanti il territorio e la sovranità nazionale”. Le isole Spratly e Paracel, atolli che formano un arcipelago nel mar Cinese meridionale, potenzialmente ricco di giacimenti petroliferi sottomarini, sono contese da Cina, Vietnam, Brunei, Taiwan, Filippine e Malaysia. In passato Manila e Hanoi hanno accusato Pechino di una politica aggressiva e “imperialista”, che nei mesi scorsi ha causato scontri fra pescherecci dei tre Paesi. La tensione fra Manila e Pechino si è innalzata ad aprile quando navi pattuglia cinesi hanno bloccato – al largo delle Scarborough Shoal – imbarcazioni della marina filippina, mentre stavano per arrestare pescherecci cinesi che avevano sconfinato. Le mire egemoniche di Pechino preoccupano anche gli Stati Uniti, che hanno accresciuto la loro presenza navale nel Pacifico. In questi giorni il segretario di Stato Hillary Clinton, in missione in Asia, ha sottolineato che le nazioni del Sud-est asiatico devono fare “fronte comune” contro la Cina, nella risoluzione delle controversie sui confini marittimi, per “calmare le acque” nel Mar Cinese meridionale. Da Jakarta, capitale dell’Indonesia, il capo della diplomazia Usa ha aggiunto che tutte le parti in causa devono fare “progressi significativi”, per mettere fine ai conflitti “senza intimidazioni e senza ricorrere all’uso della forza”. Durante l’ultimo vertice dell’associazione si è consumata una clamorosa rottura proprio sulla posizione da mantenere nei confronti della Cina.

Fonte: Asia News, 4 settembre 2012

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