Mar Cinese meridionale: è guerra – di parole – fra Pechino e Washington

La Cina ha convocato il numero due dell’ambasciata statunitense a Pechino, per protestare contro le recenti dichiarazioni del governo americano sulla situazione nel Mar Cinese meridionale. Nei giorni scorsi Washington ha criticato la scelta cinese di creare una guarnigione militare nella città di Sansha, cittadina dell’isolotto di Woody (nelle Paracel) formata nel giugno scorso da Pechino per il controllo della regione Asia-Pacifico. Per ora si tratta di un guerra verbale, ma è indice di un clima di tensione. Nelle scorse settimane Pechino ha creato una divisione amministrativa e dato vita a una guarnigione militare in un isolotto delle Paracel, in una zona contesa da Vietnam e Filippine. Una mossa che ha scatenato le proteste di Hanoi e Manila, stretto alleato degli Stati Uniti nella regione. Sulla vicenda è intervenuto il 3 agosto scorso Patrick Ventrell, portavoce del Dipartimento di Stato Usa, che ha manifestato le “preoccupazioni” di Washington per “l’aumento della tensione nel Mar Cinese meridionale”, causato anche dalle mosse di Pechino a Sansha che “vanno in direzione contraria” ai tentativi diplomatici “per appianare le differenze”. Pronta la replica del governo cinese, che nel fine settimana ha convocato il numero due dell’ambasciata Usa a Pechino. Zhang Kunsheng, collaboratore del ministero cinese degli Esteri, ha incontrato il vice-capo della missione diplomatica Robert Wang per sottolineare che il messaggio del Dipartimento di Stato “lancia un messaggio totalmente sbagliato” sul Mar Cinese meridionale. Per la Cina il documento americano “ignora i fatti e confonde di proposito il giusto e lo sbagliato”, immischiandosi “negli affari interni della Cina” e mostrando l’interesse a “manipolare” i fatti che riguardano “questioni asiatiche”. Sulla vicenda interviene anche il People’s Daily, giornale vicino al Partito comunista cinese, che in un editoriale al vetriolo invita Washington a “fare silenzio”. Intanto il governo di Hanoi continua a reprimere con la forza le manifestazioni in chiave anti-cinese di patrioti e nazionalisti vietnamiti. Ieri nella capitale la polizia ha arrestato almeno 50 persone, scese in piazza per manifestare il loro dissenso verso Pechino. I fermi sono avvenuti sia prima, che durante la protesta. In carcere sono finiti anche quattro famosi blogger e un attivista. La leadership comunista vietnamita continua nel suo atteggiamento ambiguo verso la Cina: proteste ufficiali per la politica imperialista di Pechino, unita alla repressione interna delle dimostrazioni in chiave nazionalista. Le isole Spratly e Paracel, comprese nell’arcipelago nel mar Cinese meridionale, potenzialmente ricco di giacimenti petroliferi sottomarini, sono conteso da Cina, Vietnam, Brunei, Taiwan, Filippine e Malaysia. Manila e Hanoi accusano Pechino di una politica aggressiva e “imperialista”, che nelle scorse settimane ha causato scontri fra pescherecci dei tre Paesi. La tensione fra Manila e Pechino si è innalzata lo scorso aprile quando navi pattuglia cinesi hanno bloccato – al largo delle Scarborough Shoal – imbarcazioni della marina filippina, mentre stavano per arrestare pescherecci cinesi che avevano sconfinato. Le mire egemoniche di Pechino preoccupano anche gli Stati Uniti che hanno accresciuto la loro presenza navale nel Pacifico.

Fonte: Asia News, 6 agosto 2012

Condividi:

Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.