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Manager strapagati, povera Italia

Il 27 gennaio la camera approva una norma che impone un tetto ai salari dei manager delle banche e delle imprese quotate in borsa. Il 25 febbraio la norma viene cancellata dalla Commissione Finanze della Camera sulla base di un emendamento presentato dal relatore, Gerardo Soglia (Pdl). L’Italia ha dunque scelto di muoversi in direzione apparentemente opposta rispetto agli Stati Uniti, dove il governo è intervenuto per controllare i guadagni dei dirigenti.

In Usa però i vincoli esistono solo per le banche che per salvarsi hanno fatto ricorso a finanziamenti pubblici, cresce invece l’indulgenza per i superstipendi dei manager delle aziende sane. Quindi mentre milioni di italiani devono lottare con salari di 500-700 euro al mese per arrivare alla fine del mese, i super-manager prendono salari annui fino a 8-9 milioni di euro. Bravo Elio Lannutti, il senatore che aveva preparato lo stop al tetto dei salari e che, amareggiato, ha dichiarato “Continuerò a battermi. Non si capisce perchè manager che sfasciano le aziende, mandando per strada migliaia di operai, debbano guadagnare più dei politici”. Ci domandiamo come mai la stragrande maggioranza dei nostri parlamentari non si sia ancora resa conto che la crisi l’hanno causta le banche che, creando denaro dal nulla, speculando e vendendo debiti hanno causato il crack finanziario e l’aumento della disoccupazione e delle bancarotte di impresa. Mentre i loro “compari” cinesi della China Machi Holdings cercano di comprare gli stabilimenti fabrianesi della Antonio Merloni, il viceministro Urso va in Bielorussia a siglare un accordo cosicchè quel paese possa diventare “un distretto per le imprese italiane con forti agevolazioni fiscali”. I nostri politici, anzichè difendere l’occupazione in Italia, si prodigano per creare condizioni favorevoli a chi vuole delocalizzare in paesi dove il salario medio dell’operaio è di 250 euro al mese! Sembra strano ma tutti i governi, di sinistra o di destra, danno sempre l’impressione di lavorare contro gli interessi del popolo italiano e dell’economia nazionale. Perchè? Non sarebbe una buona idea quella di chiedere ad ogni candidato, prima di ogni elezione, di impegnarsi pubblicamente a difendere l’occupazione e gli interessi del paese ed a dare le dimissioni nel caso non adempiesse al suo impegno? Sarebbe un inizio….

Questo articolo è uscito sulle pagine nazionali di EPolis:

Manager strapagati, povera  Italia [1]

Toni Brandi, 2 marzo 2010