Made in Italy: così truccano le etichette. Parola al presidente prov. Coldiretti

Da dove provengono i cibi che portiamo sulle nostre tavole? Come vengono prodotti? Domande a cui è difficile dare una risposta, soprattutto nel settore della frutta e verdura. Lo dimostrano i sequestri effettuati nelle scorse settimane dai militari del Nas del capoluogo al mercato ortofrutticolo di Latina dove sono state ritirate dal mercato  due tonnellate di prodotti di provenienza non certificata.

Nei mercati ortofrutticoli arriva frutta da ogni parte del mondo, spesso trattata per essere conservata più giorni, che poi sui banchi dei supermercati viene spacciata per made in Italy. Il tutto a discapito dei produttori locali, spesso costretti a esportare o a svendere i loro prodotti nei prezzi e nelle quantità decise dalla grande distribuzione.

Un problema che sta mettendo in ginocchio molti piccoli produttori ma che potrebbe essere risolto se davvero lo si volesse. Ne è convinto il presidente provinciale di Coldiretti Carlo Crocetti. “Basterebbe realizzare quello che Coldiretti chiede da anni, ossia la tracciabilità del prodotto.

Il consumatore deve poter conoscere l’origine e la modalità di produzione degli alimenti che trova sugli scaffali, poi ovvio sarà libero di scegliere ma almeno lo farebbe consapevolmente. Nel nostro piccolo noi abbiamo dimostrato che tutto ciò è possibile. A Fondi abbiamo costituito un consorzio di cooperative, che oggi da lavoro a più di cento persone. Tramite questo raccogliamo i prodotti di tutta la piana di Fondi; ogni coltivatore ha un codice a barre e il prodotto può essere facilmente tracciato in tutta la sua filiera. Per non parlare di almeno un’altra decina di cooperative che da più di dieci anni si impegnano a produrre e rivendere solo eccellenze del territorio.

E’ stato difficile per voi attivare questo servizio?
Assolutamente no, basta un po’ di buona volontà.

E allora perché non è mai stato realizzato?
Perché ci sono interessi contrari. C’è chi ha interesse a non far capire cosa c’è dietro i prodotti della grande distribuzione.

Secondo lei cosa c’è da migliorare nella gestione delle cosiddette piattaforme logistiche?
Dovrebbero garantire il trattamento esclusivamente di quei prodotti che posseggono l’esatta etichettatura, che garantisca una totale tracciabilità del prodotto alimentare. Anche perché se un prodotto italiano costa un euro e uno cinese costa la metà nonostante il viaggio, forse vuol dire che i prodotti in quel paese contengono degli elementi che non sono più ammessi per legge in Italia.

Chi produce alimenti di qualità è tutelato?
In questa fase economica no, perché purtroppo c’è tanta concorrenza sleale e i risultati dei blitz nei mercati ortofrutticoli lo dimostrano. Anzi io vorrei cogliere l’occasione per fare i complimenti alle forze dell’ordine che da sempre tengono sempre sotto controllo la filiera.

Il km zero si sta estendendo, rappresenta il futuro?
Rappresenta il maggior volano per le nostre aziende. Noi come Coldiretti stiamo chiedendo a gran voce affinché per legge si obblighino le mense pubbliche, come quelle di scuole e ospedali, a prediligere nell’affidamento del servizio quelle aziende che garantiscano l’utilizzo di prodotti locali. Stiamo inoltre cercando di chiudere degli accordi con la grande distribuzione per prevedere nei supermercati dei corner dedicati ai prodotti a km zero.

Il Caffè.tv,28/05/2016

Condividi:

Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.