Made in Italy e lotta alla contraffazione

La Camera ha approvato definitivamente un progetto di legge sulla riconoscibilità  del luogo di origine dei prodotti tessili, della pelletteria e calzaturieri. La tutela del “made in Italy” era stata già  affrontata con la legge 99/2009, che ha introdotto misure volte a rafforzare gli strumenti di lotta alla contraffazione, anche sotto il profilo penale, e dal decreto-legge 135/2009. Recentemente la Camera ha avviato l’esame concernente l’istituzione di una Commissione di inchiesta sulla contraffazione.

Il 17 marzo 2010 la Commissione Attività  produttive della Camera ha approvato definitivamente, in sede legislativa, la proposta di legge A.C. 2624-B, recante disposizioni in materia di commercializzazione di prodotti tessili, della pelletteria e calzaturieri (anche con riferimento alla riconoscibilità  e tutela dei prodotti italiani di tali settori).

In particolare il provvedimento ha volto ad assicurare la tracciabilità dei prodotti in tali settori, introducendo un sistema di etichettatura obbligatoria che evidenzi il luogo di origine di ciascuna fase di lavorazione.

Inoltre si consente l’uso dell’indicazione «Made in Italy» esclusivamente per i prodotti dei su indicati settori (oltre che per i prodotti conciari e del settore dei divani, come disposto dal Senato) le cui fasi di lavorazione, come individuate dallo stesso provvedimento, abbiano avuto luogo prevalentemente nel territorio italiano.

Infine, si prevedono sanzioni amministrative pecuniarie e il sequestro e la confisca delle merci nel caso di violazione delle disposizioni del provvedimento, che se reiterata o commessa mediante attività  organizzate è soggetta a sanzione penale.

Il decreto-legge 135/2009, convertito dalla legge 166/2009 (A.C. 2897), era già  intervenuto, con l’articolo 16, a tutela del made in Italy.

In particolare, i commi 1-4 introducono una regolamentazione dell’uso di indicazioni di vendita che presentino il prodotto come interamente realizzato in Italia, quali «100% made in Italy», «100% Italia», «tutto italiano» o simili, prevedendo una sanzione penale per l’uso indebito di tali indicazioni di vendita ovvero di segni o figure che inducano la medesima fallace convinzione.

Invece i commi 5-8 sanzionano la condotta del produttore e del licenziatario che maliziosamente omettano di indicare l’origine estera dei prodotti pur utilizzando marchi naturalmente riconducibili a prodotti italiani, a tal fine modificando la precedente disciplina in materia. Le modifiche così introdotte da una parte sono volte a superare i limiti interpretativi e applicativi posti dalle disposizioni previste dall’art. 17, comma 4, della legge 99/2009 – a sua volta intervenuto a modificare  la disciplina contenuta nell’art. 4, comma 49, della legge 350/2003 (finanziaria 2004) – specificando la condotta sanzionata  e qualificando la violazione come illecito amministrativo, mentre dall’altra si rendono necessarie per evitare possibili profili di contrasto delle stesse disposizioni con la normativa comunitaria. Con riferimento alla norma in esame il Ministero dello sviluppo economico ha emanato una  circolare esplicativa .

La legge 99/2009 (A.C. 1441-ter) contiene numerose norme che mirano a rafforzare la tutela della proprietà  industriale e gli strumenti di lotta alla contraffazione, anche sotto il profilo penale (v. Tutela della proprietà  industriale).

Come già ricordato con esse sono state rese più stringenti, a tutela del made in Italy, le sanzioni in caso di mendace indicazione di provenienza o di origine.

L’azione di contrasto alla contraffazione e alle frodi è stata potenziata anche per i prodotti agroalimentari ed ittici (v. Qualità  italiana ).

Alle indagini per i delitti di contraffazione viene estesa la disciplina delle operazioni sotto copertura, che consistono in attività  di tipo investigativo affidate in via esclusiva ad ufficiali di polizia giudiziaria, infiltrati sotto falsa identità  negli ambienti malavitosi al fine di reperire prove e accertare responsabilità.

I beni mobili registrati sequestrati (automobili, navi, imbarcazioni, natanti e aeromobili) nel corso dei procedimenti per la repressione di tali reati sono affidati dall’autorità  giudiziaria in custodia giudiziale agli organi di polizia o ad altri organi dello Stato o enti pubblici non economici per finalità  di giustizia, protezione civile o tutela ambientale.

Salvo che il fatto costituisca reato, si procede a confisca amministrativa dei locali ove vengono prodotti, depositati, detenuti per la vendita o venduti i materiali contraffatti, salvaguardando il diritto del proprietario in buona fede.

Presso il Ministero dello sviluppo economico viene istituito il Consiglio nazionale anticontraffazione, con funzioni di indirizzo, impulso e coordinamento delle azioni intraprese da ogni amministrazione, al fine di migliorare l’azione complessiva di contrasto della contraffazione a livello nazionale.

Più in generale, la legge 99/2009 introduce modifiche al Codice della proprietà  industriale (decreto legislativo 30/2005), incidendo su profili sia di natura sostanziale sia processuale. Per quanto riguarda i profili sostanziali le modifiche riguardano, tra l’altro, il diritto di priorità  per i brevetti di invenzione e per i modelli di utilità  e i limiti alla protezione accordata dal diritto d’autore ai disegni e modelli industriali. Con riferimento ai profili processuali si segnala, tra le altre modifiche, l’eliminazione del riferimento all’applicazione del rito societario per i procedimenti in materia di proprietà  industriale e di concorrenza sleale e l’ampliamento delle controversie devolute alle sezioni specializzate. Inoltre la legge delega il Governo ad adottare disposizioni correttive o integrative del richiamato Codice, anche con riferimento ai profili processuali.

E’ stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 9 marzo 2010 il D.M. 33/2010, recante regolamento di attuazione del Codice della proprietà  industriale.

Si ricorda infine che la Commissione Attività  produttive della Camera ha avviato l’esame delle proposte di inchiesta parlamentare Doc. XXII, n. 12 e Doc. XXII, n. 16 , dirette ad istituire una Commissione parlamentare monocamerale di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale.

NdR: Questa legge e’ un gran successo e dovrebbe anche essere il preludio al passaggio di una legge contro il commercio e l’importazione dei prodotti del lavoro forzato in quanto tale commercio non e’ solamente immorale ma è anche dannoso alla nostra economia. (Leggi questo articolo)

Fonte: Camera dei Deputati, 18 marzo 2010

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