Ma Ying-jeou in America centrale. I rimbrotti di Pechino

Il presidente taiwanese Ma Ying-jeou è partito ieri da Taipei per una visita di Stato che lo porterà a visitare Panama e Nicaragua, con i quali l’isola ha rapporti diplomatici. Pechino ha diramato avvertimenti perché nessun capo di governo americano (e soprattutto degli Stati Uniti) si incontri con lui.

Il presidente Ma, al suo secondo viaggio in un mese nella regione, doveva anche visitare l’Honduras, ma a causa del colpo di Stato avvenuto il 27 giugno, il viaggio è stato accorciato di due giorni.

Domani a Panama egli parteciperà all’insediamento del nuovo presidente Ricardo Martinelli. Subito dopo Ma sarà in Nicaragua, dove visiterà con il presidente Daniel Ortega un progetto tecnologico frutto della cooperazione con Taiwan. Infine, sulla strada di ritorno verso l’isola, Ma farà sosta a Honolulu (Hawaii), dove visiterà la sede originale della Società per la rinascita della Cina, fondata nel 1894 da Sun Yat-sen, primo presidente della Repubblica di Cina, considerato un “padre della patria” anche dalla Cina popolare.

La sua visita nelle Hawaii ha scatenato le ire di Pechino perché Ma si incontrerà con il governatore dello Stato americano, Linda Lingle. Oltre una settimana fa, Qin Gang, portavoce del Ministero degli esteri di Pechino, ha espresso il suo disappunto: “All’interno del principio dell’unica Cina, riconosciuto internazionalmente, siamo fortemente contrari a che alti rappresentanti di altre nazioni abbiano rapporti ufficiali con Taiwan”.

L’avvertimento della Cina vale anche per Panama, dove Ma Ying-jeou si troverà fra dignitari e presidenti alla cerimonia ufficiale. Il suo staff non ha escluso che egli possa incontrare il presidente Usa Barack Obama o altre personalità del governo statunitense.

L’isola di Taiwan – che la Cina rivendica come sua “provincia ribelle” – è riconosciuta solo da 23 nazioni nel mondo. Fino a poco tempo fa vi era una lotta fra Pechino e Taipei per strappare l’uno all’altro i riconoscimenti diplomatici. Da quando Ma è salito al potere nel maggio 2008, i rapporti con la Cina si sono distesi e vi è una “tregua diplomatica”. Tale tregua ha anche motivi economici: Pechino e Taipei invogliano i Paesi ad avere relazioni diplomatiche promettendo consistenti pacchetti di aiuti economici. Ma la crisi globale dell’economia ha spinto entrambe a passi più sobri.

fonte: AsiaNews, 30 giugno 2009

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