L’ombrello della censura

Nel primi giorni di giugno di 20 anni fa, il reporter Bernard Shaw era a Pechino per raccontare i difficili momenti di piazza Tiananmen attraverso l’emittente televisiva all news CNN. Il giornalista aveva conquistato un punto di osservazione ideale per monitorare l’intera piazza e registrare i suoi servizi, ma la censura cinese si abbatté rapidamente sul suo lavoro, forzando Shaw e colleghi ad abbandonare l’importante presidio.

A distanza di 20 anni da quei momenti, la ferita di piazza Tiananmen fatica ancora a rimarginarsi. Oscurando siti web e intensificando i controlli, il governo di Pechino in questi giorni ha fatto di tutto affinché si parlasse il meno possibile dell’importante anniversario. Ma i reporter della CNN hanno ugualmente provato a raccontare la simbolica ricorrenza.

Mentre girava il suo pezzo lo scorso 3 giugno, nei pressi della piazza dove avvenne il massacro, John Vause è stato oscurato dagli agenti del servizio che controlla l’informazione in Cina in una maniera singolare quanto grottesca. Gli uomini della censura si sono posizionati dinanzi alle telecamere e hanno aperto alcuni ombrellini per impedire le riprese, come documenta efficacemente questo video…

Non è andata meglio alla reporter Emily Chang, impegnata in una intervista con l’esperto Jaime FlorCruz. Dopo pochi minuti i due sono stati fermati dalle forze dell’ordine per alcune oscure “ragioni di sicurezza” e sono stati accompagnati in un’altra zona della città, distante da piazza Tiananmen.

Venti anni e nulla sembra essere davvero cambiato.

fonte: cattivamaestra.blog.lastampa, 5 giugno 2009

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