Lo scandalo trading in Cina e le pressioni al ribasso sullo yuan mandano l’Asia in rosso

Pesano ancora le investigazioni delle autorità cinesi su quello che sospettano essere un trading illegale: hanno praticamente cancellato i guadagni dello Shanghai Composite di novembre. Il benchmark (alla data di venerdì scorso) ha guadagnato comunque il 14% dai minimi registrati ad agosto in seguito al sell off).

Asia sull’ottovolante, con Shanghai che alle ore 8 italiane recuperava (-0,01%) i ribassi in apertura (ha sfiorato il -2%) dopo il crollo del 5,5% di venerdì scorso. Moderatamente positiva, invece, Hong Kong, mentre il Nikkei è stato sempre debole e ha chiuso a -0,69%.

Ieri, tre delle maggiori società di brokeraggio cinesi, Citic, Haitong e Guosen, hanno detto di essere state poste sotto investigazione da parte delle autorità per sospette violazioni alle regole sul margin trading. Pratica, questa che prevede di prestare denaro ai clienti perché investano in Borsa, che ha come controparte gli stessi titoli su cui il cliente ha investito. Le violente ondate di vendite di agosto sono dipese da una bolla sul margin trading: i clienti hanno cominciato irrazionalmente a vendere i titoli in ribasso creando così una voragine.

Questa mattina le autorità cinesi hanno stabilito il fixing dello yuan onshore (scambiato solo all’interno del Paese) a 6,3962, i minimi da fine agosto, quando la Banca centrale di Pechino aveva deciso di svalutare la valuta del 2%. L’offshore yuan, invece, scambiato all’estero, quota invece a 6,4303 contro il biglietto verde rispetto a 6,4591 dell’avvio delle contrattazioni in Asia dopo i forti acquisti di un’importante banca cinese. Secondo alcuni osservatori interpellati da Marketwatch (gruppo Wall Street Journal), pare che la Cina intenda mantenere una diversificazione ragionevole fra le due valute in attesa che il Fondo Monetario Internazionale annunci ufficialmente che lo yuan è entrato nel paniere mondiale delle maggiori valute.

Lo yen giapponese, invece, è sulla strada per perdere l’1,8% contro il dollaro questo mese. Scambia a 122,77 contro il biglietto verde, piuttosto invariato rispetto alla chiusura di venerdì.

La produzione industriale giapponese è cresciuta dell’1,4% a ottobre rispetto al mese prevedente, grazie soprattutto all’export. Mentre i consumi interni restano anemici. Il dato è inferiore alle previsioni per il +1,9% di un gruppo di economisti interpellati dal Wall Street Journal e dal Nikkei. E segue un rimbalzo del +1,1% registrato a settembre.

La produzione di auto, camion e bus è scesa dello 0,5% in Giapponese anno su anno a ottobre per il 16° mese consecutivo.  Ma l’esportazione dei veicoli è salita del 3,8% rispetto all’ottobre 2014.

Fonte: MilanoFinanza

English article: WSJ, Wall Street Group Pushes Trading of China’s Yuan in U.S.

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