Liu: il Nobel ai martiri di Tiananmen La moglie: «Sono agli arresti»

Liu Xia, moglie del dissidente cinese Liu Xiaobo, premio Nobel della Pace per il 2010, ha confermato di essere stata posta agli arresti domiciliari a Pechino e di non avere la possibilità di essere raggiunta telefonicamente. In un breve messaggio trasmesso su Twitter, Liu Xia ha spiegato. «Amici miei, sono di ritorno a casa. L’8 (ottobre, ndr), sono stata messa agli arresti domiciliari. Non so quando sarò in grado di vedere qualcuno». Gli arresti domiciliari di Liu Xia erano già stati annunciati ieri dall’organizzazione americana per la difesa dei diritti umani, Freedom Now. «Il mio telefono cellulare è fuori servizio e non posso né ricevere né fare chiamate», ha aggiunto Liu Xia, che ha confermato di avere visto il marito in carcere. «Ho visto Xiaobo e gli ho detto, il 9 ottobre, che aveva vinto il premio. Ma vi dirò dopo. Se vi fa piacere, aiutatemi a comunicare tramite Twitter». Intanto il dissidente cinese Liu Xiaobo, premio Nobel per la pace del 2010, ha dedicato il suo prestigioso riconoscimento alle vittime di Tienanmen: lo ha annunciato ieri Human Rights in Cina, che è in contatto con la moglie dell’attivista per la pace cinese. «Questo premio è dedicato alle anime perse del 4 giugno», ha detto Liu Xiaobo alla moglie Liu Xia, alludendo al movimento democratico di piazza Tienanmen a Pechino, nel 1989, represso dal regime cinese. Liu ha appreso in carcere, dalla moglie, di avere vinto il Nobel per la Pace ed è scoppiato a piangere. L’incontro tra Liu e la moglie, ha detto Human Rights «è durato circa un’ora». L’attivista ha ricordato che le vittime di Tienanmen hanno dato la vita «per la pace, la libertà, la democrazia». Human Rights ha quindi riferito che, al termine dell’incontro, Liu Xia è tornata nella sua residenza dov’è trattenuta, di fatto, agli «arresti domiciliari». «Agenti di sicurezza dello Stato impediscono a Liu Xia di entrare in contatto con i media e i suoi stessi amici. Le hanno detto che se intende lasciare il suo domicilio potrà farlo solo con un veicolo della polizia», ha riferito l’organizzazione umanitaria, che ha la sua sede a New York. «È di fatto assegnata agli arresti domiciliari nel suo appartamento di Pechino», ha aggiunto Beth Schwanke, consigliere giuridico dell’ong. Secondo il legale, dopo l’attribuzione del Nobel a Liu Xiaobo, la polizia ha posto sotto sequestro il telefono della moglie ed hanno notificato ufficialmente l’arresto dell’attivista, condannato per «sovversione del potere dello Stato».

L’articolo è stato ripreso anche da Il Messaggero

Fonte: L’Unità, 11 ottobre 2010

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