Liaoning, torture e abusi contro le donne nei campi di lavoro forzato

Donne gestanti o disabili costrette a lavorare come tutte le altre per 14 ore al giorno; minacciate di battiture o torture; costrette a vivere in luoghi in luoghi senza igiene; speso obbligate ad essere incatenate ai loro letti: è quanto rivela il diario segreto di una donna internata in un laojiao (campo di rieducazione attraverso il lavoro) del Liaoning, e precisamente il Masanjia. Il diario  ha potuto sfuggire al controllo delle guardie e circola su internet. L’autrice era stata internata per aver presentato delle petizioni ed è uscita dal campo di lavoro forzato lo scorso febbraio.
Il diario  mostra gli abusi legati a questo tipo di detenzione decisa dalla polizia in modo arbitrario, con la scusa di “mantenere la stabilità”. Esso racconta che le donne sono costrette a spiarsi l’una con l’altra e che alle detenute non si dà cibo sufficiente, né cure mediche. Alcune persone che soffrivano di cancro non hanno ricevuto alcun trattamento.
Dallo scorso novembre, quando Xi Jinping è divenuto segretario del Partito, i quadri discutono sulla eliminazione di questo tipo di detenzione, condannato dall’Onu, contrario alla costituzione cinese, ma praticato fin dai tempi di Mao Zedong. La società civile rimane scettica che il Partito sia capace di questo passo di civiltà.
Ad ogni modo, il dibattito interno è forte: ne è segno il fatto che alcuni passi del diario sono stati pubblicati da alcuni siti governativi, ma poi scomparsi. Il governo provinciale del Liaoning ha però deciso di aprire un’inchiesta sugli abusi nel campo di Masanjia e ha promesso che pubblicherà i risultati.

Fonte: Asia News, 11 aprile 2013

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