Liaoning: sacerdoti a difesa del vescovo per non farlo andare a un’ordinazione illecita

I sacerdoti delle diocesi del Liaoning si sono radunati oggi nella casa del vescovo di Shenyang per proteggerlo da una possibile deportazione. Al vescovo, mons. Paolo Pei Junmin, è stato infatti imposto di andare a ordinare p. Giuseppe Huang Bingzhang a Shantou il prossimo 14 luglio, in una ordinazione senza il mandato papale. È possibile che mons. Pei venga trascinato a forza a parteciparvi. Alcune fonti citano anche il 15 o il 17 luglio come data di questa ordinazione. Se essa avviene, sarà il primo caso dopo la dura dichiarazione della Santa Sede sulle scomuniche legate all’ordinazione di Leshan del 29 giugno. Mons. Pei, vescovo di Liaoning, è in comunione con il papa ed è riconosciuto dal governo. Egli era anche stato costretto a partecipare all’ordinazione illecita di Chengde, nel novembre scorso. La pressione del governo sui vescovi cinesi è fortissima. Un altro giovane vescovo, che ha preferito l’anonimato, ha detto ad AsiaNews che egli si sente stanco, come “avere una pietra sul petto”, soprattutto nel dover far fronte a sempre più ordinazioni illecite. “Sono in timore e trepidazione ogni giorno – ha detto – temendo di ricevere l’ordine a parteciparvi. Sono davvero esausto”. Oggi i sacerdoti di Liaoning hanno diffuso un messaggio in cui chiedono preghiere per la loro diocesi che deve affrontare difficoltà senza precedenti, quali il fatto che il loro vescovo viene forzato a partecipare all’ordinazione illecita di p. Huang, eletto lo scorso 11 maggio. Tutti i sacerdoti della diocesi si sono radunati nella casa del vescovo per un incontro di emergenza e per discutere il problema. Essi hanno firmato una dichiarazione comune in cui si critica le autorità cinesi di forzare il loro vescovo a partecipare all’ordinazione di Shantou. Al momento essi stanno proteggendo il vescovo dall’essere portato via di forza dalle autorità governative per l’ordinazione. La dichiarazione spiega anche che i sacerdoti sperano che il Signore darà alle autorità del governo sufficiente grazia per riconoscere la verità.

Fonte: Asia News, 8 luglio 2011

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