Lettera contro la tortura in Cina e Asia: inammissibile gli Usa, la Ue e l’Italia non firmano

Negli scorsi giorni 11 missioni diplomatiche hanno sottoscritto una lettera di accusa contro l’utilizzo della tortura in Cina. Niente di nuovo, di tanto in tanto rapporti sulle violazioni dei diritti umani nel paese asiatico ottengono l’attenzione mediatica internazionale.

Se non fosse che stavolta tra i firmatari non compaiono due tra i più accaniti contestatori: Stati Uniti e Unione Europea. L’assenza è tanto più lampante ora che alla guida della Casa Bianca siede Donald Trump, fautore di un America First che secondo molti è preludio di un disimpegno americano dal proscenio globale. E nonostante le giustificazioni ufficiali, la scarsa attenzione prestata ai diritti umani da Tillerson durante la sua recente visita in Cina ha spinto molti a credere che la svista della lettera sia qualcosa più di una distrazione burocratica. Secondo fonti del WaPo, la mancata firma dell’Ue sarebbe invece da attribuire alle pressioni effettuate dall’Ungheria, estimatrice di Trump e partner commerciale di Pechino. Mentre alcuni paesi hanno partecipato individualmente, in tutto sono 20 le nazioni del blocco ad essersi sfilate dalla petizione, Italia compresa.

La lettera è stata firmata da ambasciatori e rappresentanti diplomatici provenienti da Canada, Regno Unito, Australia, Giappone, Svizzera, Belgio, Repubblica Ceca, Estonia, Francia, Germania e Svezia.(Fonte:Globe and Mail )

China Files, 23 marzo 2017

English article, The Washington Post:

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