Lettera da Shangai di uno studente al direttore di Radio Maria

Carissimo P. Livio, sto scrivendo da Shangai, dove mi trovo, per un anno di scambio tra la Bocconi e la Zum-Dem University. Prima di tutto vorrei ringraziarla per quanto sta facendo per noi giovani. Pensi che non mi perdo nessuna sua catechesi neppure qui in Cina, ma neppure l’anno scorso in Corea dove rimasi per un semestre sempre per uno scambio universitario.
Mi scarico le catechesi sul cellulare e poi me le  ascolto per le vie di Shangai. Quanti stimoli e quanta forza ci trasmette! Grazie. Qui in Cina sto respirando un’atmosfera dinamica e stimolante. Non si può stare fermi. Bisogna lanciarsi, buttarsi, conoscere nuove cose ogni giorno. C’è un mondo affascinante tutto da scoprire. Affascinante soprattutto per quella sete di infinito e quella grande fede che vedo ogni giorno nelle persone che incontro.
Pensavo di venire qui a portare la fede. Invece sono i cattolici cinesi che me la stanno facendo riscoprire. La fede che respiro mi dà una grande forza. Nasce in me un bisogno quasi naturale di fare partecipi anche i miei amici di questa grande gioia. Si, perché vedo tanti volti pieni di felicità e serenità. Tanti giovani cinesi che, pur non essendo cattolici, vogliono conoscere di più il cristianesimo, e spesso vanno anche a messa perché attratti da quel Qualcosa che possa finalmente dare un senso alla loro vita dopo 60 anni di ateismo. (È per quello – dice P. Livio – che i dirigenti cinesi sono preoccupatissimi del fatto che tanti si convertano al cristianesimo, sia come cattolici che come protestanti). E nel credo canto: “Credo in unam santam cattolicam eclesiam”, insieme ad altri 200 cinesi, perlopiù giovani, durante la messa in latino, e mi sono proprio sentito parte di una grande famiglia che va al di là delle lingue e delle culture così diverse.
Dove alita Dio, tutti siamo a casa. Non siamo più stranieri. È la vita allora che ti dà una casa in questo mondo, che ti riunisce in un’unica famiglia. Si, il Santo Padre ha proprio ragione! Oggi qui in Cina l’ho capito bene. Nella chiesa di Shangai si respira una fede semplice, giovane, che coinvolge un’intera esistenza, che trasforma interamente una persona. I laici, sia cinesi che internazionali, che si sposano qui per lavoro, sono molto attivi: sono loro il cuore delle parrocchie, fanno un sacco di apostolato, organizzano la messa domenicale e il coro, eccetera. Sono loro, perché hanno una grande fede, e questa fede la trasmettono prima di tutto con il loro sorriso, il loro  ottimismo e la loro serenità.
La Madonna – dice p. Livio -, in una sua apparizione ha detto: “Voglio che siate nella gioia e che questa gioia si veda sul vostro volto”. Osservo questo anche negli occhi pieni di vita di Tom, un ragazzo cinese di 23 ani, che si è appena convertito alla fede, e questa immagine rimane impressa nel mio cuore. «Ora sto facendo di tutto per portare questo immenso dono a tutta la mia famiglia ancora atea». Così mi diceva qualche settimana fa. E non contento aggiungeva: «E poi voglio portare la fede ai miei colleghi universitari. Già 5 vengono al catechismo».
Caro P. Livio, le garantisco che non è così facile essere cattolici. Bisogna avere coraggio! È di fronte a questa fede che respiro, che mi riempie il cuore di fronte alla fede eroica di tanti sacerdoti cinesi e di tanti laici. Ragazzi come me. Come non rimanerne e trasportato interiormente?
In questi anni ho girato il mondo: ho conosciuto persone di ogni tipo, ho fatto innumerevoli esperienze, eppure, più vado avanti e più sono profondamente convinto che solo la fede in Gesù Cristo, l’amore figliale nei confronti di nostra Madre Maria, riempiono di una vera gioia il cuore di ogni uomo. Si, Sant Agostino aveva proprio ragione quando diceva: “Il mio cuore è inquieto finché non riposa in te”!
Caro P. Livio, le garantisco che noi giovani abbiamo una sete incredibile di bellezza, di vero amore e di felicità. Ultimamente, parlando a tu per tu con amici lontani dalla fede, quante confidenze mi sono state fatte… Ragazzi che hanno tutto: macchine, soldi, ragazze, prestigio. Eppure noto sempre nei loro occhi un profondo senso di infelicità, di insoddisfazione. Ci aspetta dunque un grande e affascinante lavoro. Grazie per quello che sta facendo. la ricordo nella preghiera, ma lei si ricordi anche un po’’ di noi e della mia famiglia. Siamo in 8 figli: 4 maschi e 4 femmine. Quando tornerò in Italia la verrò a trovare.

Fonte: Radio Maria, 17 gennaio 2013

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