Lettera aperta al Presidente della Repubblica On. Giorgio Napolitano

Illustrissimo Presidente,
il nostro sito www.laogai.it ha dato ampio spazio agli articoli di stampa che riguardavano il Suo viaggio in Cina. Avremmo voluto intervenire in più di un’occasione, ma abbiamo atteso fino all’ultimo perché speravamo che Lei si sarebbe comportato in modo diverso dagli altri politici. Non è stato così.
Nei suoi discorsi, giustamente molto diplomatici, abbiamo potuto riscontrare la stessa noncuranza che  – ahinoi – caratterizza l’atteggiamento di  quelli che dovrebbero rappresentare la gente, il popolo, in Italia e nel resto dell’Occidente cosiddetto libero.
Lei si è concentrato sull’elogio del progresso economico (perché l’economia è il motore dell’Uomo e della Storia, come ha insegnato Marx e come hanno inculcato decenni di indottrinamento materialista della scuola e dei mass media) ed ha in ogni circostanza auspicato rapporti economici sempre più intensi e collaborativi tra Cina, Italia ed Europa.
Si è  “commosso al ricordo di che cosa rappresentò per la Sua generazione di giovani comunisti (Lei aveva 24 anni) la nascita della Repubblica Popolare Cinese proclamata da Mao e il «significato liberatorio» della Lunga Marcia” (Il Messaggero, 28 ottobre 2010). Ma si è commosso in egual misura per le carneficine seguite per più di mezzo secolo fino ad oggi? Si è commosso per i milioni di prigionieri – schiavi  nei 1000 laogai ancora operanti ma secretati?
Lei è stato “nettissimo”: è venuto in Cina, dice, per “guardare avanti” e non per “puntare il dito” su una questione specifica, mentre riconosce al governo cinese lo sforzo di “miglioramento della democrazia”( ibidem). Quale miglioramento? Si evince forse dalle persecuzioni in atto contro i dissidenti, i praticanti di religioni non controllate dallo Stato, le minoranze ( Tibetani e Uyguri)? [Per incidens: sotto il Comunismo le etnie in Cina sono passate da 450 a 50]. O tutto ciò Le appare solo  una serie di semplici “questioni specifiche”, come la vicenda di Liu Xiaobo, su cui non è il caso di puntare il dito?
“Ci vuole comprensione da parte europea per gli sforzi della dirigenza cinese. Bisogna capire che ci vuole tempo, senza rinunciare tuttavia a suggerire soluzioni e a cercare intese” (ibidem).
“Gli enormi progressi cinesi – Lei ha detto – non si misurano solo nella sfera economica. Il cammino intrapreso dalla Cina sulla via delle riforme politiche, del rafforzamento dello Stato di diritto, del rispetto dei diritti umani, così come dell’apertura e liberalizzazione dei mercati, è di fondamentale importanza per una armoniosa integrazione in un sistema internazionale aperto …” (Il Sole 24 Ore, 26 ottobre 2010;  La Repubblica, 26 ottobre 2010). Lei è al corrente che in Cina si eseguono ogni anno almeno 6.000 condanne a morte (il numero esatto è “segreto di Stato”) per espiantare e commerciare gli organi dei condannati senza il loro consenso? Anche se sigillati dal segreto di stato, di questi orrori ora parlano non solo i trattati  (Harry Wu, Cina Traffici di morte, Guerini; D. Matas-D. Kilgour, Bloody Harvest, Seraphim Editions) ma anche i romanzi (Yiyun Li,  I Girovaghi, Einaudi)! Lei è al corrente che in Cina vige la politica del figlio unico (HarryWu, Strage di innocenti, Guerini)? E cioè che è necessaria una domanda anche per accoppiarsi con la propria moglie e, se “dioneguardi” nasce un bambino senza permesso, l’aborto è d’obbligo, anche al nono mese, la coppia è sterilizzata, la casa distrutta e i funzionari preposti al controllo delle nascite in quel luogo severamente puniti? Ora è chiaro che “è nell’interesse cinese portare avanti in piena autonomia il processo di riforme politiche”. Le riforme sanguinarie infatti, se divulgate, non conferiscono autorevolezza.

Il Consiglio Direttivo della Laogai Research Foundation – Italia

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