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Lettera aperta a Massimo D’Alema, un filo-cinese con vista Palazzo Chigi

Ci sarebbero interi scaffali di libri sulla portata terrificante dei crimini maoisti che lei potrebbe sfogliare…

Egregio onorevole D’Alema, di Grillo è noto : non sa niente di niente. Ma di lei si dice in giro che sia uomo di molte letture e perciò, tanto per rinfrescare la memoria sugli orrori dell’atroce dispotismo maoista che lei ha voluto omaggiare con la gratitudine pubblica del suo attuale comandante in capo, le consiglierei le pagine di un grande dissidente cinese, Ma Jian, di cui Feltrinelli ha meritoriamente pubblicato di recente “Il sogno cinese”, antidoto a quei “decenni di indottrinamento, propaganda, violenza e menzogne che hanno ridotto la popolazione cinese a un tale livello di paralisi che non è più in grado di distinguere tra realtà e finzione”: si vede che la confusione sta contagiando come un virus anche figure pubbliche dell’Occidente come lei. Ma ci sarebbero interi scaffali di libri sulla portata terrificante dei crimini maoisti che lei potrebbe umilmente sfogliare, sempre che non voglia continuare a declamare banalità da libretto rosso di Mao Ze Dong.

A cominciare da “Prigioniero di Mao” di Jean Pasqualini, il giornalista sino-francese (nome cinese Bao Ruowang), recluso per anni nell’inferno del “laogai”, insomma il Gulag cinese dove nel corso dei decenni un numero di deportati pari all’intera popolazione italiana, ha conosciuto torture indicibili, lavori forzati, trattamenti disumani e morte in condizioni spaventose per almeno 20 milioni disgraziati.

Vittime che vanno ad aggiungersi agli oltre due milioni di contadini massacrati nelle espropriazioni violente dei primi anni Cinquanta; al milione di tibetani abbattuti insieme alla devastazione militarmente organizzata di circa seimila monasteri buddisti; al numero incalcolabile di morti per la carestia che gli aguzzini chiamavano beffardamente “Grande Balzo in avanti”, quando la mortalità passò in pochissimi anni dal 15 al 68 per mille; al milione di morti di persone uccise dopo essere state vessate dalle Guardie Rosse durante la Rivoluzione culturale, quando chi conosceva una lingua straniera veniva abbattuto perché portatore di una “cultura imperialista” e in Occidente si santificava Mao in piazza. E poi ancora, chissà quante vittime sconosciute e senza nome. Vittime due volte: dei tiranni e dei filo-tiranni occidentali che qualche volta finiscono anche a Palazzo Chigi.

Cordialmente

Pierluigi Battista, giornalista scrittore

Fonte: Huffington Post,17/06/2021 [1]


Commento di Gianni Da Valle, Arcipelago laogai: in memoria di Harry Wu

Come non si può essere d’accordo con il giornalista Pierluigi Battista. L’Etica e la Morale dovrebbero essere quelle virtù  inscindibili dalle ideologie  dure a morire che fanno parte (purtroppo) di molti uomini . La storia moderna e passata è testimone delitti che sono stati commessi in nome di queste ideologie(obsolete).

Di fronte ai grandi cambiamenti  e su ogni contesto che stiamo vivendo invece di mostrare capacità di visione e di elaborazione di soluzioni, si tenta di elaborare esempi negativi e pericolosi che  spezzano i valori di unità, di dignità umana, della verità  e della realtà. Stiamo  assistendo da molto tempo ad una regressione dell’etica e della morale causata dall’egoismo, molto spesso legata a interessi politici, economici e al potere. 

Settantatré anni dopo la pubblicazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, essa rappresenta ancora un sogno più che una realtà. Ne esistono violazioni in ogni parte del mondo. La Cina è tra queste e purtroppo ci sono degli occhi che non vogliono vedere, bocche che non vogliono parlare e bocche che sostengono questi regimi rendendosi complici dei più atroci crimini.