Leader comunisti: Rivedete il processo a Liu Xiaobo

Quattro alti dirigenti del Partito cinese chiedono al governo di fare marcia indietro sulla sentenza contro l’attivista, autore di Carta 08. I Nobel per la Pace chiedono a Stoccolma di dare al docente il prossimo Premio.
Una lettera aperta, indirizzata al governo cinese, chiede la revisione del processo che ha condannato a 11 anni di prigione Liu Xiaobo, docente cinese dissidente e autore di Carta 08. La lettera è stata firmata da quattro alti dirigenti del Partito comunista, noti per le loro visioni liberali, che pur senza nominarlo ritengono Liu innocente. Nel frattempo, 8 personalità internazionali, fra cui 5 Premi Nobel per la Pace, chiedono al comitato di Stoccolma di dare proprio al professore asiatico il prossimo Premio.
La lettera è stata pubblicata sul sito internet del Centro indipendente cinese Pen, che opera per la libertà di informazione in Cina. Patrick Poon, vice presidente del gruppo, spiega: “I quattro dirigenti formano da anni la fronda liberale del Partito. Da tempo sostengono delle riforme politiche all’interno del Paese, che dovrebbero andare di pari passo con quelle economiche”.
La lettera non chiede direttamente il rilascio di Liu, ma He Fang – uno dei dirigenti che l’ha firmata, membro onorario dell’Accademia cinese per le scienze sociali – dice al telefono: “Lo scopo del testo è chiedere la revisione della sentenza contraria a Liu, e il suo rilascio. Inoltre, chiediamo la salvaguardia della Costituzione e il rispetto della libertà di parola”.
L’arrestato, noto professore universitario, un anno fa ha presentato al governo (insieme ad altre 300 firme) una petizione pubblica – nota come “Carta 08” – in cui si chiede al Paese di realizzare i desideri di democrazia e libertà presenti nella storia recente della Cina. Il rispetto dei diritti umani – fra cui la libertà religiosa – è mostrata come l’unica via per salvaguardare il progresso economico raggiunto da Pechino e per correggere le devianze dittatoriali, di corruzione e di squilibrio sociale ed ecologico. Per questo, lo scorso 25 dicembre è stato condannato a 11 anni con l’accusa di “sovversione anti-statale”.
Subito dopo il pronunciamento della sentenza, oltre 200 personalità cinesi hanno chiesto di essere arrestati insieme a Liu, dato che “ne condividono in pieno le idee”. Ora questa lettera aperta dimostra che anche all’interno del Partito ci sono membri che ne condividono la battaglia.
Scritta da Hu Jiwei, ex direttore del governativo Quotidiano del Popolo, è firmata da dirigenti intorno agli ottanta anni: una sorta di protezione contro le molestie del governo. Fra questi vi sono Li Pu, ex vice direttore dell’agenzia ufficiale Xinhua, e Dai Huang, ex redattore della stessa.
La parte più dura del testo recita: “Se i giudici violano la Costituzione e non hanno alcuna conoscenza della storia del Partito, fanno accuse false e scorrette che colpiscono seriamente l’immagine della nazione e del Partito, allora diventa difficile sostenere che la Cina è un Paese governato dalla legge e con una società armoniosa”.
Nel frattempo, cresce la campagna per assegnare proprio a Liu Xiaobo il prossimo Nobel per la pace. Una lettera aperta firmata, tra gli altri, dal Dalai Lama, da Vaclav Havel e da Desmond Tutu spiega: “L’impegno di Liu per portare la democrazia in Cina è, soprattutto, teso al beneficio della popolazione cinese. Il suo coraggio e il suo esempio possono aiutare a far sorgere una nuova alba di partecipazione della Cina negli affari internazionali, grazie a una società civile e indipendente”.
Fonte: AsiaNews, 25 gennaio 2010

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