Leader comunisti: Nessuna riforma di tipo occidentale in Cina

Il Partito comunista cinese “seguirà la propria strada” e non ha intenzione di “sottostare alle idee estremiste di cambiamento” basate su modelli stranieri. Lo ha dichiarato questa mattina il nuovo presidente della Conferenza consultiva politica del popolo cinese (Ccppc), Yu Zhengsheng, parlando ai delegati della “seconda Camera” del Parlamento cinese. Al momento a Pechino è in corso la riunione annuale della Ccppc e quella dell’Assemblea nazionale del popolo, che domani dovrà eleggere Xi Jinping nuovo presidente del Paese.
Oltre a rigettare i modelli occidentali, Yu ha chiesto ai suoi collaboratori di “stare lontani dalle stravaganze e non farsi coinvolgersi in attività che richiedono l’uso del potere per scopi personali. Non dobbiamo perdere il contatto con le condizioni della nazione, ma anzi dobbiamo seguire in maniera più stretta il sentiero socialista dello sviluppo nazionale”. L’appello si integra con la campagna lanciata dal nuovo leader cinese Xi Jinping, che ha lanciato una campagna contro la corruzione e lo strapotere dei membri del Partito.
Zhang Ming, docente di Scienze politiche all’università Renmin di Pechino, sottolinea però la prima parte del discorso: “Le sue dichiarazioni bloccano le richieste sempre più forti di una riforma del sistema politico in stile occidentale. Manda un messaggio alla leadership di medio livello: una cosa del genere non è prevista nel prossimo futuro”.
Tuttavia la situazione politica interna non è tranquilla. Sconvolto da scandali politici legati a corruzione, malversazione e persino abusi sessuali, il Partito comunista ha perso negli ultimi anni credibilità. Xi Jinping, leader della “Quinta generazione”, cerca di recuperarla attraverso misure che riportino i politici al livello della nazione. Ma ha avvertito anche l’esercito di “evitare gli errori commessi dall’Unione Sovietica”. Parlando con i rappresentanti dell’Esercito di liberazione popolare, Xi ha sottolineato poi che questi “devono rimanere leali al Partito”.
Su internet i commenti a questi interventi non sono positivi. Un utente di Weibo – il popolare sito di microblogging cinese – scrive: “Vorrei che ci fossero più leader impegnati a dire la verità. Tutto questo parlare di ‘caratteristiche speciali’ per la Cina non mi pare altro che uno specchietto per le allodole”.
Secondo Li Huaping, autore di Shanghai, è “evidente che la classe dirigente ha paura di perdere il potere. Hanno imparato dall’Urss e dai Paesi dell’Europa orientale come evitare il collasso: devono rafforzare la stretta sui militari e sull’ideologia. Ma non hanno riflettuto sul fatto che le cause profonde del collasso si nascondono nel sistema comunista, che nega l’essere umano”.

Fonte: Asia News, 13 marzo 2013

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