Le Nazioni Unite “giudicano” il rispetto dei diritti umani in Cina

Pechino, Cina – Si svolge da oggi all’11 febbraio a Ginevra (Svizzera) la sessione del Consiglio Onu per i Diritti Umani, che discuterà la situazione in Cina. C’è molta attesa e speranza di ottenere da Pechino concessioni concrete, anche se il Paese non è tenuto a uniformarsi alle eventuali “raccomandazioni” dell’Onu.

Questa volta appare esserci l’intenzione di contestare alla Cina fatti concreti, quali: le frequenti persecuzioni di difensori dei diritti umani, la censura interna, le torture contro chi è detenuto, la repressione in Tibet, il pugno duro contro i dissidenti durante il periodo olimpico, i campi di rieducazione-tramite-lavoro, la mancanza di libertà religiosa, la politica del figlio-unico.

Sul suo sito web Zhang Jianping, attivista del Jiangsu, parla delle “prigioni fantasma”, centri di detenzione “non ufficiale” in cui molti dissidenti sono incarcerati senza accusa, né processo, né avvocati. “Queste prigioni fantasma – dice – sono con chiarezza contro la legge. Ma funzionari locali le definiscono classi di studi legali, e così mostrano che considerano la legge come uno strumento per violare i diritti”.

Zheng Dajing dell’Hubei è stato per oltre un anno imprigionato in una “classe di studi legali” nella contea di Yunxi. Spiega che era una vera prigione, con un cartello che invitava a imparare la legge, ma senza nessun corso. La sua colpa è stata andare a Pechino per presentare una petizione contro le autorità locali. Come fanno decine di migliaia di cinesi ogni anno.

Al South China Morning Post, Zheng spiega che “i leader locali si vogliono proteggere, così cercano di far sparire noi e le nostre proteste”.

In un rapporto alle Nazioni Unite, la Cina dice che applica la detenzione secondo la legge, ma Xu Zhiyong, avvocato di Pechino, ha raccolto i casi di decine di persone detenute illegalmente perché hanno presentato petizioni. Egli afferma che nei momenti “più sensibili”, come durante i grandi incontri politici, a Pechino ci sono centinaia di detenuti “fantasma”, in attesa di essere rimpatriati.

E’ probabile che la Cina negherà di violare diritti. Già in passato ha giustificato il mancato rispetto di molti diritti dicendo che la situazione va considerata “nella realtà nazionale cinese”. Ma gli attivisti cinesi mandano le loro denunce al mondo e sperano in qualche miglioramento.

Fonte: Asianews, 9 febbraio 2009

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