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Le farmacie napoletane e la Cina

Imprenditori cinesi che finora sono stati come corvi appollaiati sul filo della crisi, si sono appena alzati in volo per comperarsi le farmacie napoletane? Siamo sull’orlo della psicosi, ma qualcosa di vero c’è. Gli imprenditori cinesi hanno da sempre dimostrato grandi capacità nel conquistare intere fette di mercato in breve tempo, a tutte le latitudini. In alcuni paesi del mondo sono state approntate addirittura leggi appositamente anti-cinesi per evitare che l’intero paese finisse nelle mani dei nati nel paese della Rivoluzione Popolare. Ci riferiamo ad esempio alla Cambogia che già anni addietro (bisogna ricordare che la Cambogia vide uno sterminio di un terzo della popolazione sotto il regime di Pol Pot), adottò politiche per resistere all’invasione del mercato, e della presenza cinese. Si faticava a trovare qualcuno che parlasse cambogiano, e quasi tutte le attività commerciali erano in mano a cinesi. Erano cinesi della diaspora i primi a spostarsi verso i paesi immediatamente vicini alla loro terra, ma adesso, con le nuove libertà conquistate, è potenzialmente tutta la Cina a muoversi. In Italia la presenza cinese continua ad aumentare, e si trovano già fenomeni come quelli di Prato, ad esempio, di cui potete ammirare una foto notturna in testa a questo articolo. Già, è Prato, cittadina Toscana di circa 180.000 abitanti. Non è Ningbo o Pechino, è Prato, che vede oramai oltre ventimila cinesi residenti. Anche a Napoli la comunità cinese cresce e la questione, o per lo meno, il “presunto obiettivo cinese” sulle farmacie diventa sempre più scottante. Anche Michele Di Iorio intervistato in merito a potenziali acquirenti cinesi per le farmacie napoletane ha confermato: “Sì, mi è stato riferito. Questa notizia, rivelatami da un collega l’altro giorno nel corso dell’assemblea, mi inquieta come mi inquieta l’infiltrazione della camorra nelle attività commerciali. Al momento, però, non ho avuto modo di indagare ulteriormente. Lo farò non appena l’emergenza di queste ore verrà superata”. Le parole del dottor Di Iorio e il parallelo, all’interno della stessa frase, tra “invasione economica” cinese e infiltrazione camorristica, non sono certamente espressioni felici, ma la preoccupazione è tanta. L’assalto c’è. Le farmacie, in particolare quelle napoletane, stanno affrontando un momento di grossa crisi: la spending review, il decreto liberalizzazioni, la concorrenza sempre più agguerrita, il mercato del farmaco che si evolve rapidamente, l’E-commerce… è facile prevedere che, per chi vuole speculare, questo sia un periodo molto buono. In un momento in cui i vertici napoletani di Federfarma e dell’Ordine dei farmacisti stanno affrontando uno sciopero della fame da oramai una settimana, anche lo spettro cinese comincia ad aleggiare sulle insegne delle attività farmaceutiche. Gli ultimi tratti della farmacia ad essere sconvolti, in un anno di continue modifiche, discussioni, tavoli e contro tavoli, crisi, lotte e tagli, saranno gli occhi? Diventeranno a mandorla?

Giacomo Giannecchini

Fonte: Quellichelafarmacia.com, 26 luglio 2012