Le condizioni di prigionia di Wu Lihong, ecologista cinese

L’ecologista cinese Wu Lihong ha ripercorso i tre anni di prigionia passati nel carcere di Dingshan, a Yishing, nella provincia del Jiangsu, con Brice Pedroletti, giornalista di Le Monde, in uno scioccante articolo datato 11 maggio 2010. Wu Lihong è stato arrestato nell’aprile del 2007 per aver denunciato l’inquinamento del lago Taihu, nel Jiangsu. Nella primavera di quell’anno il lago è stato invaso da alghe e cianobatteri, in quella che le autorità cinesi hanno definito una gravissima catastrofe naturale, nonostante la palese origine antropogenica del problema.

Parlando delle condizioni della sua prigionia, Wu Lihong si è soffermato sul regime del controllo disciplinare, che prevede l’osservazione rigorosa di certe regole, come ad esempio quella di consumare i pasti in un lasso di tempo non superiore al minuto e mezzo. “ Quando il piatto veniva posato sul pavimento, bisognava gridare ‘1,2,3’ per poi incominciare a mangiare. A volte, mentre si mangiava, bisognava anche cantare. In questo modo, tutti coloro che sono sotto controllo disciplinare, sono destinati a morire di fame.” Wu Lihong sostiene che per andare in bagno o bere acqua bisogna chiedere il permesso, e ottenerlo. È vietato leggere libri o giornali, e la violenza verbale è incessante. Secondo la sua testimonianza, spesso i secondini incoraggiavano gli altri detenuti a fargli del male, ricompensandoli poi con degli sconti di pena.

Nonostante la difficoltà nel ripercorrere questi tre anni di carcere, Wu Lihong afferma di essere stato fortunato rispetto ad altri detenuti che sono stati aggrediti con calci e manganelli elettrici, o attaccati con gas irritanti. Tuttavia, per estorcergli la confessione in seguito all’arresto nel 2007, le autorità lo hanno condotto in una vera e propria camera di tortura, dove lo hanno minacciato dicendogli che avrebbero potuto ignettargli delle sostanze mortali e spacciare la sua morte come la conseguenza di un’emoraggia cerebrale.

Il processo di Wu Lihong è avvenuto a porte chiuse. Il suo microfono e quello del suo avvocato erano ‘misteriosamente’ rotti, e la procura non era presente in aula.

Riepilogo dell’articolo pubblicato su Le Monde il 10.5.2010: “L’écologiste chinois Wu Lihong raconte ses conditions de détention”, a cura di Irene Villa.

Redazione, 7 luglio, 2010

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