Le città-fantasma: la Cina alla conquista dell’Africa

La Cina è un misterioso colosso industriale di cui si conosce ben poco, un paese pieno di contraddizioni, un popolo di 1 miliardo e trecentocinquanta milioni di persone, e un socialismo perfettamente inserito nell’economia globale.

Un Paese certamente in crescita demografica, che però non giustifica un fenomeno per certi versi inspiegabile.

Da vent’anni importanti società immobiliari cinesi stanno edificando agglomerati urbani in Africa, in Mongolia e nella stessa Cina, vere e proprie città con grattacieli, centri commerciali, complessi sportivi, lussuosi palazzi, vie e piazze.
Insomma città che potrebbero ospitare milioni di persone, ma sono completamente deserte, città fantasma, perché? A cosa servono?

Inoltre sono costruite in zone dove i potenziali clienti, la classe media, non esistono, esistono solo poveri e ricchi, quindi si tratta di uffici e appartamenti che verosimilmente nessuno acquisterà mai.

Il settore immobiliare in Cina vale il 13,5% del Pil, infatti il governo non calcola questo dato in base al mercato, ma in base alle nuove costruzioni: una chiara bolla speculativa che vale tre trilioni di dollari.

Sessanta milioni di case vuote e almeno undici città fantasma, alcune repliche delle capitali europee, come la finta-Parigi.

Una bolla speculativa che, se esploderà, dipingerà uno degli scenari più macabri ai quali si è mai assistito, non va dimenticato che la Cina detiene la maggior parte del debito pubblico americano.

Forse questo pericolo non lo correremo, il fenomeno non è probabilmente speculativo, le città fantasma sono legate ai cambiamenti climatici.

Alcuni scienziati ipotizzano l’avvento di una piccola era glaciale, una fase climatica che avviene più o meno ogni ventimila anni.
Alcune zone della Terra ne saranno interessate, altre no, ad esempio l’Africa e la Siberia.

La Cina, per vastità del territorio, non potrebbe sfuggire agli effetti della piccola era glaciale, meno il Nord, appunto ai confini con la Mongolia, dove sono state costruite le città fantasma.

La stessa interpretazione potrebbe essere valida anche per gli agglomerati urbani costruiti in Africa, continente oltretutto ricco di risorse naturali e materie prime, mentre la Cina rappresenta una fonte inesauribile di risorse umane, intesa come manodopera a basso costo.

Alla luce di questo, ecco che le città fantasma assumono l’aspetto di un fenomeno meno legato alla speculazione, ma una strategia geopolitica ben precisa.

La Cina si prepara ad invadere l’Africa, senza colpo ferire naturalmente.

Le banche cinesi offrono prestiti alle imprese e ai governi africani, le società di costruzione usano manodopera locale, oltre che operai propri.

Negli ultimi dieci anni gli scambi commerciali tra Cina e Africa sono aumentati di sette volte e oltre un milione di cinesi si sono trasferiti nel continente nero.

Nel silenzio, un duro colpo all’egemonia occidentale e agli equilibri di potere nello scacchiere geopolitico.

Articolo Tre,01/04/2015

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