Le autorità vietano di “parlare” del sospetto “incidente” di Qian Yunhui

Centinaia di residenti del villaggio di Puqi (Zhejiang) si sono scontrati il 1° gennaio con la polizia, che voleva impedire loro di protestare per la morte “sospetta” di Qian Yunhui, leader nella lotta contro le requisizioni forzate di terreni. Le autorità della vicina Yueqing, invece di chiarire le modalità della morte, hanno ordinato ai residenti di cessare di “diffondere voci” sull’incidente, minacciando gravi pene. Qian, capo del villaggio di Zhaiqiao, è stato investito da un furgone guidato da una persone senza patente. La popolazione ha cercato di impedire alla polizia di portare via il cadavere, chiedendo indagini. Sono invece intervenuti centinaia di poliziotti per disperdere la folla con la forza. Sono stati arrestati la figlia, il fratello minore e altri parenti di Qian. I giornali Nanfang Daily e Oriental Morning Post hanno citato due diversi testimoni che dicono di avere visto 3 uomini mascherati portare Qian di peso davanti al furgone che lo ha decapitato. La polizia insiste che è un normale incidente e dice che l’unica telecamera del luogo non ha funzionato per “problemi tecnici”. In seguito l’attivista per i diritti Pengmomo ha iniziato indagini proprie sulla morte, ma dice che nessuno della zona osa parlare. Questo ordine al silenzio vuole anche impedire simili accertamenti privati.
Qian ha sempre difeso i diritti dei rurali espropriati delle terre e per questo è stato in carcere 3 anni e mezzo degli ultimi 5 anni. La sua morte ha suscitato grande scalpore su internet. La polizia ha arrestato attivisti che difendono i diritti su internet, come Wang Xiaoshan e Liu Shasha, per “accertamenti”, ma li ha poi rilasciati.

Fonte: Asia News, 3 gennaio 2011

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