Le autorità cinesi perseguitano i figli di Rebiya Kadeer anche in prigione

Rebiya Kadeer, leader carismatica del popolo uiguro, ha due figli in prigione, in Cina, che – oltre al carcere – continuano a subire le vessazioni delle autorità di Pechino.

La UAA (Associazione Uiguri Americani), ha rilasciato un comunicato stampa, il 29 maggio scorso, che si può leggere in inglese cliccando qui.

Alim Abdureyim è stato costretto a firmare dei documenti che trasferiscono la proprietà di due edifici alla Repubblica Popolare Cinese. Gli immobili apparterrebbero in realtà alla stessa Rebiya e alla figlia Akida Rouzi. Le autorità hanno annunciato che comunque gli edifici sarebbero stati distrutti nel giro di due settimane. Intanto un altro figlio della Kadeer, Ablikim Abdureyim, è stato trasferito in un carcere di massima sicurezza.

Nel comunicato stampa, la signora Kadeer ha dichiarato che il governo cinese – non potendo farla tacere – si accanisce sui suoi figli, la cui unica colpa è essere legati a  lei.

Anche le vicende di Chen Guanceng hanno dimostrato come ” le autorità cinesi si prendano un’insana soddisfazione nel perseguitare le famiglie di coloro che hanno parlato in favore della verità e della giustizia”, ha detto.

La sua famiglia subisce soprusi, carcere, torture, multe e vessazioni da quando nel 2005 la Kadeer è riuscita ad espatriare negli USA.

Nel 2009 le autorità avevano ordinato ai figli e ai nipoti di Rebiya Kadeer di lasciare le loro case che si trovavano nel Akida Trade Center. Questo, insieme al  Kadeer Trade Center, dava lavoro a migliaia di Uiguri ed erano considerati in tutto il Turkestan Orientale un simbolo di speranza.  Per di più i commercianti e gli imprenditori che vi lavoravano devolvevano una buona parte dei loro profitti per scopi umanitari, sopperendo così al sistema di previdenza e assistenza sociale cinese che è praticamente inesistente.

La UAA teme che la demolizione dei suddetti centri possa sollevare una protesta da parte degli Uiguri e quindi la repressione brutale della polizia.

Intanto la polizia impedisce ad Alim e ad Ablikim di ricevere regolari visite di familiari come vorrebbe la stessa legge cinese. In occasione delle visite, poi, impediscono ai familiari di portare denaro ai detenuti che così non possono pagare né per il cibo né per le cure mediche che in carcere non sono gratuiti.

I nipoti e altri parenti della signora  Kadeer sono agli arresti domiciliari, gli è impedito di trovare lavoro e subiscono continue perquisizioni e interrogatori. Neanche si sa per certo dove sono costretti a risiedere.

Probabilmente queste ultime pressioni nei confronti dei figli di Rebiya Kadeer sono state scatenate dalla rielezione della stessa come presidentessa del  World Uyghur Congress (WUC), durante la IV assemblea generale che si è tenuta recentemente a Tokyo.

La  Uyghur American Association (UAA) può essere contattata ai seguenti indirizzi: info@uyghuramerican.orgwww.uhrp.orgwww.uyghuramerican.org

FRP

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