Le 10 verità sul Tibet: 4a,5a e 6a VERITA’

4a-VERITA’:

LA LINGUA TIBETANA NON ha alcun legame storico nè culturale con quella CINESE..

Dalla introduzione dell’alfabeto Tibetano (vedi Terza Verità) per i successivi 400 anni c’è stato un processo di trasformazione e assimilazione per adottare il buddhismo e tradurre gli insegnamenti del Buddha dalla lingua sanscrito al tibetano. Nel suo interno rimasero alcuni elementi di tradizioni induiste che sono entrate a far parte del Buddhismo Tibetano.

Questa lunga metamorfosi è stata molto difficoltosa e travagliata da molti ostacoli quali , ad esempio, se il Tibet dovesse seguire l’indirizzo indiano dell’insegnamento buddhista o quello cinese. Nacquero alcune scuole di pensiero in contrapposizione che portarono alla fine del Tibet unificato nel 842 d.c.

La fine dell’unificazione fu causata dall’ala conservatrice precedente caratterizzata da riti sciamanici, da credenze sugli spiriti della natura, sugli spiriti dei defunti, oracoli etc. (Religione Bon).

Fu nel 1042 d.c. , con l’attivista Atisha, il più grande maestro indiano di buddhismo dell’epoca, che il buddhismo indiano fiorì in un solido fondamento per i futuri sviluppi religiosi in Tibet.

I luoghi silenziosi, le alte vette, il territorio del Tibet favorirono le condizioni ottimali per una trasformazione spirituale profonda che si radicò nel cuore dei Tibetani.

Migliaia di monasteri furono eretti e la religione giunse a permeare ogni aspetto della società Tibetana entrando profondamente nella cultura del Tibet.

5a-VERITA’ :

è una logica conseguenza della QUARTA VERITA’

IL BUDDHISMO SCORRE NELLE VENE DEL POPOLO TIBETANO, per cui cercare di estirparlo dalla vita del Paese significherebbe annientarne la sua civiltà.

6a-VERITA:

La cultura tibetana è una cultura buddhista e, in particolare, è la cultura del buddismo indo-tibetano.

Il Tibet non ha subito la minima influenza dalla cultura cinese. “ A partire dalla fine della unificazione del Tibet, 842 d.c. il Tibet non ha subito la minima influenza dalla cultura cinese e non venne mai perseguitata e i tibetani a tuttoggi ignorano completamente la letteratura, la filosofia e le vicende storiche della Cina. L’influenza della sua cultura si è limitata alla introduzione di alcuni prodotti artigianali, di tipica provenienza cinese.

1949
Proclamazione delle Repubblica Popolare Cinese. La Repubblica Popolare Cinese minaccia di “liberare il Tibet dalla tirannia del Dalai Lama” Il Tibet fa appello alle Nazioni Unite. L’Armata di Liberazione Popolare entra nel Tibet orientale.

1950
La Cina comunista invade il Tibet centrale. Il Governo tibetano è costretto a negoziare la “liberazione pacifica” del Tibet.

1951
Il Tibet viene incorporato nella Repubblica Popolare Cinese attraverso il patto in 17 punti.

1951-1954
Periodo di coesistenza tra il Governo Tibetano e le autorità cinesi. La Cina adotta una politica molto cauta fin quando non si è garantita il controllo militare, logistico e politico del Tibet.

1954
Vengono portate a termine le strade che collegano la Cina al Tibet. L’India riconosce la sovranità cinese sul Tibet nel trattato “Panchshila”. La Cina dà inizio alla trasformazione politica del Tibet.

1955
Inaugurazione del Comitato Preparatorio per la Regione Autonoma Tibetana (TAR) e lo scioglimento effettivo del Governo Tibetano.

1956
Nel Tibet orientale, esternamente al TAR, vengono imposte “riforme democratiche”. Nel Tibet orientale inizia una rivolta anti-cinese. Il Dalai Lama in visita in India, minaccia di chiedere asilo politico.

1957
Il presidente Mao inaugura nel TAR una politica di limitazione, incluso il differimento delle riforme e la riduzione dei quadri cinesi han, ma nel Tibet orientale continuano le “riforme democratiche” e la repressione della rivolta.

1958
“Grande balzo in avanti”. Nel Tibet orientale è iniziata la collettivizzazione, che inasprisce la rivolta. La rivolta si diffonde nel TAR.

1959
L’opposizione tibetana agli ordinamenti cinesi culmina con la rivolta di Lhasa e la partenza del Dalai Lama per l’India. Nelle rivolte tra il 1956 e il 1959 vengono uccisi decine di migliaia di tibetani, la maggioranza nel Tibet orientale. Dopo la rivolta, la Cina istituisce le “riforme democratiche” nel TAR e la prepressione della resistenza tibetana.

1959-1962
Decine di migliaia di tibetani vengono imprigionati. Le “Riforme democratiche” delle istituzioni religiose porta allo spopolamento dei monasteri, all’arresto di molti monaci e al saccheggio delle proprietà traduce nell’inedia di migliaia di tibetani, specialmente di coloro che sono rinchiusi nelle prigioni. Dal 1962 circa 70.000 tibetani si sono rifugiati in Nepal e in India.

1966-1976
Grande Rivoluzione Culturale Proletaria. I monasteri tibetani e i monumenti religiosi vengono distrutti. La cultura tibetana viene repressa. Il caos della rivoluzione culturale cinese culmina nella rivolta anticinese di Nyemo, negli anni 1968-1969. All’inizio del periodo viene avviata la collettivizzazione, che sarà completata alla fine. La collettivizzazione e le preparazioni alla guerra dei cinesi creano nuove carestie tra il 1969 e il 1972.

1976
Muore il presidente Mao.

1979
Deng Xiaoping introduce la politica di liberalizzazione post-maoista sia in Cina che in TIbet.

1979-1984
Dialogo sino-tibetano circa il rientro in Tibet del Dalai Lama. La liberalizzazione economica e culturale provoca il rifiorire della religione, della cultura e del nazionalismo tibetano. L’apertura delle frontiere del Tibet internazionalizza la questione tibetana.

1984
Il CCP avvia una politica di sviluppo economico che incrementa enormemente il numero di cinesi in Tibet.

1987
A Washington, il Dalai Lama annuncia il suo Piano di Pace in Cinque Punti. A Lhasa avvengono dimostrazioni in favore del Dalai Lama e dell’indipendenza del Tibet. Il Dalai Lama fa la proposta di Strasburgo.

1987-1989
A Lhasa si susseguono in continuazione dimostrazioni e tumulti a sostegno dell’indipendenza tibetana.

1989
In Tibet viene dichiarata la legge marziale, poco dopo il massacro nella piazza di Tienanmen a Pechino. Il Dalai Lama è insignito del Premio Nobel per la pace.

1992
La Cina limita tutti gli aspetti dell’autonomia tibetana identificandoli come nazionalismo tibetano, religione e lingua comprese.

1994
Il terzo Convegno di lavoro (Forum of Work) in Tibet promuove la politica di sviluppo economico, la colonizzazione, la restrizione dell’autonomia, la repressione della resistenza e lo sradicamento dell’influenza del Dalai Lama.

1995
La Cina sceglie il suo Panchen Lama in opposizione alla scelta del Dalai Lama. Continua la campagna di sradicamento dell’influenza religiosa e politica del Dalai Lama.

1996
Inizia nei monasteri una rieducazione intensiva.

1997
Comincia una campagna contro gli aspetti della cultura tibetana identificati come ostacoli allo sviluppo.

1998-2013

Le scandalose pressioni (settembre 2000) del governo cinese sull’ONU per l’esclusione di Sua Santità il Dalai Lama del Tibet dal Summit per la Pace del Millennio a cui hanno partecipato circa mille leaders spirituali, offre un buon metro per la misurazione dello stato attuale delle cose.

Ancora oggi nessun deciso miglioramento

Sintesi curata e suddivisa in sezioni da Gianni Taeshin Da Valle,Laogai Research Foundation

le 10 verità sul Tibet : 7a,8a, 9a e 10a Verità

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