Lavoro forzato e schiavitù: Caratelli, tavolini della verità. Continua la raccolta firme

Prosegue il tour dei tavolini della verità, il prossimo appuntamento sarà Sabato 5 marzo 2011 dalle ore 10 alle ore 13 a Roma in Largo Goldoni. In virtù del successo dell’iniziativa che ha visto tra gli altri firmatari della petizione popolare anche molti stranieri le Associazioni Laogai Research Foundation Italia e l’Associazione Difesa Roma Caput Mundi proseguono la raccolta delle firme per “Dire No” ai Laogai e alla contraffazione cinese e alle violazioni sistematiche delle delibere comunali nel Rione Esquilino. I Tavoli si propagheranno in tutta la città nelle prossime settimane, obiettivo del tour è informare i cittadini e i commercianti dei danni che produce la contraffazione e non solo. Ai più, invece la parola “Laogai” dice poco; sono luoghi dove il lavoro diventa incubo e i diritti, tutti i diritti,  sono lontani ricordi. I laogai sono campi di concentramento della Cina, lo Stato che con un miliardo e trecentomilioni di persone  si candida come nuova superpotenza mondiale. Ecco come d’incanto apparire dei piccoli Laogai in Italia come a Prato o a Roma o Napoli ecc. Ad esempio a Prato uno dei principali distretti cinesi in Italia ospita attualmente 3.400 aziende manifatturiere orientali che contano circa 40.000 addetti di cui 30.000 sono clandestini. Le condizioni di lavoro sono da “Laogai” costringendo i lavoratori a pagare con le 16-18 ore di lavoro quotidiano una sorta di debito per l’ingresso in Italia. Tali imprese orientali che operano prettamente nei settori abbigliamento, calzature, pellame, bigiotteria,profumeria, ferramenta, elettricità, giocattoli ecc., controllano rigidamente tutte le fasi del processo produttivo. A Roma nella Caput Mundi sono centinaia i laboratori cinesi clandestini che sfuggendo alle norme di natura commerciale, infortunistica, sanitaria e previdenziale vigenti in Italia, godono di un giro d’affari miliardario, potendo i loro prodotti, interamente confezionati in Italia, fregiarsi dell’etichetta “Made in Italy”  utilizzando per la vendita venditori ambulanti abusivi bengalesi, africani ecc.Attraverso i money e transfer le rimesse in denaro verso la Cina solo nel 2009 sono aumentate del 25% superando i 464 milioni di euro.Nonostante la convenzione internazionale contro la schiavitù del 1926, e le successive contro il lavoro forzato e quello minorile e l’Italia con la legge n° 274 del 1934 che vieta espressamente il lavoro forzato, nulla è cambiato in Cina e in Italia.Ora al Parlamento Italiano su proposta di decine di parlamentari in data 19 novembre 2010 è stata depositata la legge  “Disposizioni concernenti il divieto di produzione, importazione e commercio di merci prodotte mediante l’impiego di manodopera forzata e in schiavitù”. Il Comitato Difesa Roma Caput Mundi Esquilino si batte da anni per far emergere la realtà che si cela dietro il commercio cinese in Italia, infatti grazie alle pluriennali  battaglie di migliaia di residenti l’Esquilino è stato sottratto dalle mire di  coloro che pensavano di farlo diventare una vera e propria  Chinatown, ricordo ancora che nel Rione Esquilino risiedono 22.800 cittadini Italiani. Recentemente è stata approvata all’unanimità la mozione del Consigliere di Roma Capitale Municipio Roma Centro Storico Augusto Caratelli per accelerare l’iter per l’approvazione della legge n° 3887 alla camera dei deputati. E’ quanto dichiara il Consigliere Augusto Caratelli Roma Capitale Municipio Roma Centro Storico.

Laogai Research Foundation

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