Lavoro e globalizzazione: i Diritti umani in Cina e Tibet

Il Campidoglio ha promosso in data 6 giugno un incontro presso la Sala del Carroccio sulle persecuzioni in Cina e Tibet, che è coinciso con il 23esimo anniversario del massacro di Piazza Tienanmen a Pechino, dove l’esercito comunista massacrò centinaia di cittadini inermi che intendevano manifestare il loro dissenso contro la brutale dittatura che ha negato ogni manifestazione di pensiero e di fede nella Cina post-maoista. A distanza di 23 anni proseguono le brutali repressioni del regime capital comunista nei confronti dei dissidenti, rinchiusi nei campi di concentramento (Laogai), costretti a scappare all’estero, o incarcerati nelle proprie abitazioni e privati di ogni libertà e contatto con l’esterno. E il tutto avviene con l’esecrabile silenzio del mondo occidentale. Recentemente il governo degli Stati Uniti, pressato anche dall’opinione pubblica in vista delle imminenti elezioni presidenziali, ha chiesto che Pechino ”liberi tutti i prigionieri detenuti” per il loro coinvolgimento e ”fornisca un lista completa pubblica delle persone che furono uccise, di quelle che furono arrestate e di chi risulta ancora disperso” e ponga fine alle persecuzioni e torture inflitte ai dissidenti. Il governo cinese ha respinto sdegnosamente al mittente la richiesta. La Cina è il Paese dove più brutalmente vengono calpestati i diritti umani ed eseguite le pene capitali; ma per ragioni economico-finanziarie e per la pesante dissuasione esercitata da Pechino nei confronti dei governi occidentali, anche ricorrendo alla corruzione e al ricatto, pochissime notizie varcano la Grande Muraglia. Lo scopo principale della Laogai Foundation Italia, che ha organizzato l’incontro di questa mattina in Campidoglio,  è far conoscere al mondo Occidentale e agli italiani quale sia la spietata e brutale repressione attuata dal Governo cinese per spegnere ogni focolaio di libertà e manifestazione di pensiero. Questa sanguinosa politica liberticida ha immediati effetti sull’economia mondiale che non riesce a competere con i prodotti realizzati nel Paese dei Mandarini, che provengono in parte dai Laogai e in parte dallo sfruttamento della manodopera locale. Queste forme di lavoro forzato sono state esportate anche nei Paesi capitalisti, grazie al connubio della mafia cinese, con altre forme di criminalità organizzata. E quello che avviene nelle fabbriche cinesi, purtroppo lo abbiamo verificato anche a Prato, Milano, Napoli e Roma. Donne e uomini costretti a lavorare 14/15 ore al giorno, senza alcuna forma contrattuale e gettati nelle fabbriche bunker, ricavate nei sottoscala dei palazzi. Costretti a sopravvivere in spazi ristretti senza rispettare le più essenziali norme igieniche. Su queste pagine oscure e tragiche della Terra di Mezzo, ha portato la sua drammatica personale  testimonianza Tienchi Martin Liao, Presidente Indipendente Chinese Pen Centre che ha denunciato i continui arresti e la persecuzione di scrittori e giornalisti dissidenti. Sono inoltre intervenuti il giornalista Rai Aldo Forbice, grande difensore dei diritti umani nel mondo, Lukar Sham, Presidente dell’Associazione dei Prigionieri Politici Tibetani, Dechen, rappresentante della Comunità Tibetana in Italia, Claudio Cardelli, Presidente Italia-Tibet, che hanno condannato l’Occidente per l’assordante silenzio delle trentasei immolazioni di monaci e laici tibetani negli ultimi quattordici mesi. Toni Brandi ha ricordato che vi sono più di venti campi laogai in Tibet dove languono migliaia di patrioti tibetani. Ha presenziato e concluso il convegno Ugo Cassone presidente della Commissione Commercio del Comune di Roma, che ha denunciato l’impatto economico dell’importazione e del traffico dei prodotti del lavoro forzato.

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Alcune foto del convegno:

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