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Lavori forzati per il pastore cristiano Shi: ha pregato con i suoi fedeli

Il pastore Shi Enhao, vicepresidente della protestante Chinese House Church Alliance (Chca), è stato condannato nella città di Suqian (Jiangsu) a 2 anni di rieducazione-tramite-lavoro (laogai [1]), veri lavori forzati. Da mesi Pechino attua una rigida repressione contro le chiese domestiche, arrestando chi si riunisce anche soltanto per pregare. Shi è stato arrestato il 31marzo dalla polizia e trattenuto per 12 giorni. E’ stato di nuovo arrestato il 21 giugno perché “sospettato di utilizzare la superstizione per minare l’applicazione della legge”, che è un reato grave in Cina. Invece la condanna al laogai [1] è irrogata in via amministrativa, senza bisogno di processo e senza l’assistenza di un avvocato. La Chca è una delle maggiori “chiese domestiche” cinesi, con diverse migliaia di seguaci. Nei mesi scorsi la pubblica sicurezza ha ordinato al gruppo di sospendere ogni tipo di riunioni e ha confiscato autoveicoli, apparecchi musicali e circa 140mila yuan, quasi 16mila euro, provento di donazioni. La polizia ha anche minacciato le tre figlie di Shi e i loro mariti. Da mesi le autorità perseguitano questi gruppi, impedendo loro persino di riunirsi per pregare. Ad aprile le autorità di Pechino hanno fatto cacciare la Chiesa di Shouwang dal locale dove si riuniva per pregare. I fedeli hanno iniziato a riunirsi per pregare in una piazza pubblica, dandone avviso via internet sul loro sito. La polizia ogni domenica è intervenuta per arrestare chiunque veniva, trattenendolo in commissariato per ore per poi rilasciarlo. In poche domeniche centinaia di fedeli sono stati messi agli arresti domiciliari. Dopo mesi, per i fedeli di Shouwang permangono il divieto di incontro e gli arresti domiciliari. In Cina vi sono più cristiani protestanti non ufficiali (circa 80 milioni) che membri dello statale Movimento delle tre autonomie (circa 20 milioni). Per timore che la situazione sfugga di mano al Partito, da quasi quattro anni è in atto una campagna per eliminare le comunità sotterranee o farle confluire nelle comunità ufficiali. Gli arresti di cristiani protestanti sono coincisi con una serie di detenzioni di attivisti democratici e avvocati per i diritti umani. Pechino teme che ogni movimento non controllato dal Partito possa scatenare la scintilla di una “rivoluzione dei gelsomini” simile a quella che sta scuotendo l’Africa del Nord e il Medio oriente. Tale timore è causato dal fatto che molti attivisti per i diritti umani si sono convertiti al cristianesimo.

Fonte: Asia News, 26 luglio 2011