Lavori forzati in Cina, inizia il rilascio di alcuni dissidenti

Il governo cinese ha iniziato a rilasciare i dissidenti democratici dai campi di “rieducazione tramite il lavoro” (laojiao). I rilasci sono avvenuti in anticipo rispetto alle pene cui erano stati condannati, ma nei campi di lavoro del regime comunista rimangono sacerdoti e vescovi cattolici. Fonti di AsiaNews hanno più volte affermato che, con la riforma del sistema, essi dovrebbero tornare a casa il più presto possibile.
Il 9 febbraio il governo ha liberato Xiao Yong, attivista dell’Hunan incarcerato per aver chiesto la verità sul caso di Li Wangyang, il dissidente di piazza Tiananmnen morto in circostanze sospette mentre era in ospedale. Condannato a 18 mesi di lavori forzati nel luglio del 2012, sconterà il resto della pena in casa.
Stessa sorte per Mao Hengfeng, una delle dissidenti più note che si oppongono alla tremenda legge sul figlio unico in vigore in Cina. La donna è stata rilasciata lo scorso 8 febbraio per scontare in casa il resto della sua pena, 18 mesi di reclusione cui era stata condannata nell’ottobre del 2012.
Ma il rilascio dei dissidenti è iniziato in gennaio. L’11 gennaio scorso, il governo ha rilasciato dopo 3 mesi di lavori forzati Li Hongwei – “petizioniera” dello Shandong – che era stata condannata a 21 mesi dopo una detenzione illegale in una “prigione nera” del governo. Le “prigioni nere” sono stanze d’albergo o di ospedale dove i dissidenti – molto spesso i religiosi cattolici – vengono confinati senza passare davanti a un giudice.
Il 6 gennaio è stata rilasciata Ma Lijun, condannata a 18 mesi di lavori forzati per “vandalismo contro un luogo pubblico”. La donna potrebbe essere rimasta disabile, dato che nel corso della sua detenzione non ha potuto ottenere le cure mediche di cui aveva bisogno a causa di una malattia debilitante.
Il 17 dicembre del 2012 sono stati rilasciati anche Huang Chengcheng e Dai Yuequan. Il primo ha scontato due anni di lavori forzati per aver “incitato alla sovversione del potere statale”, mentre la seconda (disabile) è stata rilasciata dopo una condanna a 15 mesi per aver “abusato” del sistema delle petizioni.
Questi rilasci – che non comprendono però le minoranze religiose – fanno pensare che il governo stia seriamente considerando l’ipotesi di abolire il sistema dei lavori forzati nel Paese. Tuttavia, il gran numero di annunci e smentite sull’argomento non lascia per ora troppo sperare.

Fonte: Asia News, 15 febbraio 2013

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