Lavori forzati alle giornaliste Usa; colpa un reportage al confine tra Cina e Nord Corea

Dodici anni di lavori forzati per due giornaliste americane, che cercavano solo di fare il loro mestiere raccontando le nefandezze dell’ultimo regno stalinista. I nord coreani hanno condannato ad una pena durissima Euna Lee e Laura Ling, reporter con gli occhi a mandorla, ma passaporto Usa arrestate al confine con la Cina il 17 marzo. Il processo farsa era iniziato giovedì scorso e si è concluso ieri. Come da copione con una condanna, che nessuno, però, si aspettava così dura. All’apparenza il regime del «caro leader», Kim Jong il, vuole alzare la posta nel braccio di ferro con Washington su armi nucleari e missili balistici. Secondo l’agenzia ufficiale di Pyongyang «il processo ha confermato il grave crimine che hanno commesso contro la nazione coreana attraversando illegalmente la frontiera».
Le imputate non sono state fucilate, ma il plotone di esecuzione della corte stalinista «ha condannato ciascuna giornalista a 12 anni di rieducazione attraverso il lavoro». In pratica le due donne saranno detenute nei lager nord-coreani dove 80mila prigionieri languono come schiavi. Il presidente americano Barack Obama ha subito espresso «profonda preoccupazione» per l’assurda condanna.
La «grave» colpa delle giornaliste è stata quella di voler realizzare un reportage al confine fra Cina e Nord Corea, dove i sudditi di Kim Jong il rischiano la vita per fuggire dal paradiso socialista. Si calcola che in Cina siano 400mila i clandestini nord coreani in cerca di una vita migliore. L’americana-coreana Euna Lee e la sino-americana Laura Ling lavorano per l’emittente televisiva californiana Current TV fondata da Al Gore, l’ex vice presidente Usa. Il loro reportage era iniziato nella Corea del Sud dove hanno intervistato i fuoriusciti del Nord. Poi sono volate a Yanji, una città cinese al confine con il regno stalinista. Probabilmente si sono avventurate attraverso il fiume Tumen ancora ghiacciato per raccontare la fuga dei nord coreani. Non è chiaro se siano state intercettate dalle truppe di Pyongyang sul proprio territorio o rincorse su quello cinese. Il 26 maggio le due donne erano state autorizzate a chiamare le rispettive famiglie. «Hanno molta, molta paura», raccontano i loro cari. L’unico che ha potuto incontrarle è stato l’ambasciatore svedese, che cura gli affari americani a Pyongyang. In alcune lettere consegnate al diplomatico hanno raccontato la loro disperazione e di «aver pianto tantissimo nei primi giorni di carcere». Speravano di venire rilasciate per motivi umanitari. Ling soffre di un’ulcera e Lee ha una bambina di 4 anni che l’aspetta.
La sentenza arriva in un momento di tensione già alta. Questa settimana il Consiglio di sicurezza potrebbe decidere nuove sanzioni contro Pyongyang, anche sei i cinesi frenano. Il regime stalinista hanno già lanciato missili e compiuto un secondo test nucleare infrangendo tutti gli accordi. Ma a breve ci si attende un nuovo test con un missile balistico che potrebbe raggiungere le Hawaii. Il quotidiano ufficiale nord coreano, Rodong Sinmun, ha scritto ieri che «eventuali sanzioni sarebbero considerate un atto di guerra al quale rispondere con misure estreme». L’amministrazione Usa sta valutando la possibilità di reinserire la Corea del nord nella lista nera dei paesi canaglia. E il Dipartimento di Stato tratta con i cinesi la possibilità di interdire gli atterraggi di aerei o l’attracco di navi nord coreane sospettate di trasportare armi o materiale nucleare. Il Pentagono ha pronti dei piani per i controlli in alto mare, ma intercettare un mercantile sospetto di Pyongyang scatenerebbe una rappresaglia armata. Washington avrebbe dato il via libera allo stesso Al Gore che potrebbe recarsi in Corea del Nord per cercare di liberare le giornaliste. In passato Bill Richardson, governatore del New Mexico ed ex ambasciatore all’Onu era riuscito in passato a riportare a casa due americani incarcerati a Pyongyang. «Vogliono usarle come merce di scambio», ha dichiarato Richardson.
Il Giornale 9 giugno 2009

Condividi:

Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.