L’Australia irrita la Cina: ” La Cina sta violando il diritto internazionale..”. Dure reazioni di Pechino

L’Australia appare sempre una nazione distaccata dalla politica mondiale, come se fosse una sorta di avamposto anglo-americano in Oceania senza in realtà un proprio peso specifico nel Pacifico.

In realtà, al netto dell’evidente disparità di forze militari e politiche rispetto alle grandi potenze dell’Asia, di cui l’Oceania, politicamente, è una sorta di prolungamento, l’Australia sta negli ultimi tempi trovando un proprio ruolo, che coincide fisiologicamente con la linea politica di Washington, ma che diventa anche più attivo nelle dinamiche dell’East-Asia. Insomma, l’Australia, pur con tutti i limiti di uno Stato economicamente forte ma non in grado di competere con le potenze asiatiche, si sta ritagliando una sua posizione nell’area intraprendendo un cammino verso una maggiore presa di coscienza della sua importanza e di una maggiore proiezione politico-militare.

La recente pubblicazione del White Paper preparato dal governo di Canberra ci fornisce, in questo senso, un quadro abbastanza chiaro di cosa significhi questo nuovo corso dell’Australia. E ci indica anche quanto possa essere importante il suo operato all’interno delle evoluzione geopolitiche che stanno caratterizzando il presente dell’asia-pacifico e il suo futuro.

Nel documento si segnala in particolare il ruolo che avrà lo scontro fra Australia e Cina nel prossimo futuro. Uno scontro che a Canberra ritengono praticamente ineluttabile, a leggere alcuni passaggi di questo paper, come ad esempio quello in cui si punta il dito sulla differenza di “interessi, valori, sistemi politici e legali” che intercorre fra i due Stati. E questo, sempre secondo il documento australiano, comporterà “frizioni” fra Pechino e Canberra che si giocheranno, in via principale, sul fronte del Mar Cinese meridionale, un’area che è oggetto di particolare attenzione da parte della Cina e del blocco occidentale che le si contrappone.

“In alcune parti dell’indo-pacifico, incluso il sud-est asiatico, il potere e l’influenza cinese stanno crescendo e pareggiando, in alcuni casi superando, quello degli Stati Uniti”, si legge nel White Paper. E, parlando del Mar Cinese Meridionale, l’Australia appare intenzionata a “condurre attività di cooperazione con altri Paesi in base alle leggi internazionali”. Il White Paper, che rappresenta la traduzione della politica estera di Canberra nel prossimo futuro, continua ricordando che alcuni Paesi (ma è evidente l’intenzione di parlare della Cina) stanno violando il diritto internazionale per “i loro obiettivi politici e di sicurezza” e sono impegnati in “operazioni paramilitari, coercizione economica, cyber-attacchi, disinformazione e manipolazione dei media”.

Una tale presa di posizione non poteva non ricevere una dura reazione da parte di Pechino, il quale si è espresso sia attraverso il portavoce del ministero degli Esteri, sia attraverso un editoriale del solito Global Times, tabloid internazionale prodotto dal Quotidiano del Popolo, organo ufficiale del Partito comunista cinese. Il portavoce del ministero degli Esteri, Lu Kang, ha usato parole molto dure nei confronti di Canberra. “L’Australia non è direttamente coinvolta nel Mare Cinese Meridionale “ ha detto il funzionario cinese, “quindi vogliamo avvisare l’Australia di rispettare il suo impegno e di smettere di fare annotazioni irresponsabili sul Mare Cinese Meridionale”. Diverse, ma altrettanto critiche, le parole apparse su Global Times, in cui traspare tutta l’irritazione di Pechino per queste frasi del documento australiano, che in pratica non solo dichiara che la Cina attua la propria politica in sprezzo delle leggi internazionali, ma che sostanzialmente dà per certo il fatto che l’Australia si confronterà con la Cina riguardo al Mar Cinese Meridionale, minacciando la stabilità delle relazioni politiche e commerciali fra i due Stati. “L’Australia si definisce un paese civile, ma il suo comportamento è confuso.

Mentre dipende economicamente dalla Cina, mostra poca gratitudine. Essendo alla periferia del campo occidentale, ha spesso cercato di intromettersi negli affari asiatici per conto dell’Occidente”. Frasi che mostrano tutta l’acredine del governo cinese dopo aver letto il White Paper australiano. “Fortunatamente, il Paese non è così importante e la Cina può spostare i suoi legami con l’Australia su un ‘sedile posteriore’ e ignorare le sue sensibilità”.

Toni duri che però, soprattutto riguardo alla presunta amicizia di Trump con la Cina, rivelano un eccessivo ottimismo da parte dell’editorialista. Non va infatti dimenticato che nell’ultimo incontro Asean di Manila, l’Australia, insieme a India, Giappone e Stati Uniti, ha posto le basi per l’attuazione del progetto Quad, ovvero di una cooperazione militare dell’Indo-Pacifico. Gli Usa non sono per niente disinteressati all’ascesa politica e militare della Cina. E il fatto che Trump abbia intavolato importanti trattative economiche con Xi Jinping, non deve far dimenticare che la strategia a lungo termine americana è di contenere la Cina anche attraverso i propri partner del Pacifico, Australia compresa). L’azione di Donald Trump, come visto già con la Russia, potrebbe non essere del tutto indicativa di come si evolverà la strategia americana nel futuro. E il Pacifico sembra essere tutt’altro che un luogo destinato alla convivenza pacifica.

Gli occhi della guerra, 1 dic.2017

English article,The Diplomat:

China Slams Australia’s Foreign Policy White Paper

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