L’attivista Chen Guangcheng a NY, comincia una nuova vita

Il viaggio per gli Stati Uniti di Chen Guangcheng si e’ concluso sabato pomeriggio: il dissidente e’ atterrato insieme alla moglie e ai due figli attorno alle 18 (ora locale) all’aeroporto internazionale di Newark. “Uguaglianza e giustizia non hanno frontiere”, ha dichiarato Chen alla stampa davanti agli alloggi della New York University, dove l’avvocato cieco completera’ gli studi di legge su invito dell’istituto universitario. “La calma e la sobrieta’ con cui il governo cinese ha gestito la situazione mi fa sentire appagato, spero che le autorita’ continueranno a concedere spazi di aperture e a guadagnarsi il rispetto e la fiducia della gente”, ha poi aggiunto. Sorridente e sereno, sorretto dalle grucce per la rottura di un piede durante la clamorosa fuga all’Ambasciata americana di Pechino: cosi’ appare Chen nell’atto finale di un dramma che aveva innescato un terremoto diplomatico tra Cina e Stati Uniti. “Sono grato all’Ambasciata americana per l’assistenza e al governo cinese per la promessa che i miei diritti di cittadino verrano rispettati sul lungo periodo – ha spiegato Chen ai giornalisti – credo che la promessa del governo centrale sia sincera, non ho motivo di dubitare che mi stiano mentendo”. Il dubbio diffuso tra gli attivisti e’ pero’ che una volta negli Usa la voce di Chen possa spegnersi, e con essa l’eco delle sue battaglie civili. Chen nei giorni scorsi – malgrado le rassicurazioni del governo – aveva piu’ volte manifestato la preoccupazione per la sicurezza degli altri componenti della sua famiglia rimasti nel villaggio di Dongshigu (provincia dello Shandong), che e’ tuttora inaccessibile, temendo che fossero esposti a ulteriori rappresaglie da parte delle autorita’ locali. In un video-testimonianza diffuso venerdi’ scorso Chen Guangfu, fratello maggiore di Chen Guangcheng, racconta i dettagli del cruento interrogatorio a cui e’ stato sottoposto subito dopo la fuga del dissidente. I timori maggiori dei sostenitori di Chen riguardano le sorti del nipote Kegui che e’ in carcere con l’accusa di “omicidio intenzionale” (il giovane aveva ferito con un coltello uno dei poliziotti che a fine aprile aveva fatto irruzione in casa sua dopo la fuga dell’attivista); i due avvocati noti per il sostegno ai diritti umani, Ding Xingkui e Si Weijiang, che si erano volontariamente incaricati della sua difesa, hanno subito restrizioni per assumere l’incarico, e Chen sara’ difeso da due legali governativi. L’attivista politico si era sottratto agli arresti domiciliari nello Shandong e dopo una fuga rocambolesca aveva chiesto protezione all’Ambasciata americana di Pechino, creando grande imbarazzo tanto a Washington che a Pechino alla vigilia di un importante vertice bilaterale. Dopo un lungo ricovero all’ospedale di Chaoyang (un distretto di Pechino) in attesa dei documenti per partire, Chen e’ arrivato negli Stati Uniti insieme alla moglie e ai due figli non come rifugiato politico ma con un visto di studio, su invito dell’Universita’ di New York.

Fonte: AGI.it, 20 maggio 2012

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