L’assurdo trattamento che ha ricevuto un gruppo di avvocati in Cina

Jenny Li e Leo Timm , Epoch Times | 13/11/2015

Un recente caso giudiziario in Cina sembra avere più tratti in comune con la burocrazia surreale di una novella di Frantz Kafka, rispetto a uno Stato di diritto governato da una sana giustizia. Alcuni avvocati dei diritti umani, impegnati in una battaglia legale che sta andando avanti da quasi due anni, hanno infatti appurato che i documenti dei casi dei loro clienti erano stati consegnati proprio all’agenzia stessa accusata degli abusi.

Nella foto: dieci avvocati e cittadini protestano fuori dalla stazione di polizia di Jiansanjiang il 27 marzo 2015, sollecitando il rilascio degli avvocati per i diritti detenuti che hanno protestato per la detenzione di alcuni cittadini cinesi in una ‘prigione nera’. Gli attivisti cinesi hanno riferito che questa struttura è stata chiusa il 28 aprile 2014. (New Tang Dynasty Television)

Tutto è cominciato quando Sui Tingfu, capo della polizia nell’area di bonifica agricola del Jiansanjiang, era stato citato in giudizio per detenzione illegale di alcuni praticanti del Falun Gong, una pratica spirituale perseguitata dal Partito Comunista cinese dal 1999. Tuttavia, la mattina del 28 ottobre, nel momento in cui gli avvocati Dong Qianyong, Ma Wei, Ren Quanniu, Xu Fugui e Feng Yanqing si sono recati presso la Procura della provincia dell’Heilongjiang per prendere nota dei progressi del caso, hanno scoperto un’assurda e triste verità: la documentazione era stata infatti consegnata all’Ufficio 610, un’agenzia extralegale creata nel 1999 dal Partito Comunista cinese con lo scopo specifico di coordinare e attuare la campagna persecutoria contro il Falun Gong.

Il caso in esame ruota attorno al Jiansanjiang, una regione situata nella contea di Tongjiang vicino al confine sino-russo. Qui si trova il Centro di Educazione legale di Qinglongshan, che in realtà è un centro di lavaggio di cervello impiegato per incarcerare e sottoporre ad abusi i praticanti del Falun Gong. In questo posto, come in altre strutture in Cina, gli agenti dell’Ufficio 610 ordinano alla polizia e ad altre forze della sicurezza di infrangere il diritto civile e la Costituzione cinese per perpetrare la persecuzione ai praticanti del Falun Gong. Da quando nel 2013 la Cina ha abolito il sistema dei campi di lavoro, le cosiddette ‘prigioni nere’, come quella di Qinglongshan, sono diventate le strutture preferite delle autorità coinvolte in questi ultimi anni nella repressione del Falun Gong. Queste strutture costituiscono un sistema di detenzione segreto che opera al di fuori della legge, e che proprio per questo motivo vengono utilizzate per la detenzione arbitraria di alcuni gruppi di persone scomode al regime, tra cui i petizionisti e i prigionieri di coscienza.

La mappa con l’ubicazione dei luoghi chiave coinvolti in questo caso, nella provincia dell’Heilongjiang. A sinistra si trova il luogo dell’arresto, avvenuto il 21 marzo, al centro è situato il Centro di Educazione legale di Qinglongshan, mentre la freccia a destra indica il luogo dove si è svolto il processo dei quattro praticanti del Falun Gong. (Minghui) 

Nel marzo del 2014 quattro avvocati e sette loro clienti praticanti del Falun Gong si erano recati presso questo centro di lavaggio di cervello per sollecitare la liberazione di quei praticanti che lì erano stati detenuti, ma il giorno successivo erano stati rapiti e picchiati. Da allora, quattro di questi praticanti erano stati trattenuti presso la struttura, nonostante i tentativi degli avvocati, tuttora in corso, di ottenere il loro rilascio. A maggio 2015 ciascuno dei quattro praticanti (Li Guifang, Shi Mengwen, Wang Yanxin e Meng Fanli) è stato condannato illegalmente a una pena detentiva, dai due ai tre anni. E, nel giorno della sentenza, un gruppo di poliziotti armato fino ai denti si è schierato per impedire agli avvocati di raggiungere il tribunale.

CAUSA SOVVERTITA

La risposta è arrivata l’11 agosto 2015, quando otto avvocati difensori dei diritti umani avevano rilasciato una dichiarazione congiunta che esponeva in dettaglio quello che loro avevano definito gravi violazioni della legge da parte delle autorità cinesi del Jiansanjiang, tra cui la detenzione illegale, le percosse e i processi farsa. In seguito a ottobre, gli avvocati assieme ai praticanti del Falun Gong hanno intentato una causa contro Sui Tingfu, il capo della polizia locale.

La strada che si dirige alla Corte Qianjin nella regione del Jiansanjiang, nella provincia nordorientale dell’Heilongjiang. Otto avvocati difensori che difendevano tre praticanti del Falun Gong posti sotto processo presso la Corte di Qianjin il 17 dicembre 2014, sono dovuti passare inosservati attraverso il blocco della polizia che si vede in questa foto. (Schermata/Weibo.com)

Tuttavia, sebbene il 3 ottobre le autorità provinciali avessero già ricevuto la completa documentazione del caso, l’avvocato Feng Yanqiang ha sostenuto che la Procura fosse venuta meno dall’esaminarla o dal condurre un’indagine sulle attività illegali dell’Ufficio 610 e della polizia: «Sulla base del Codice di Procedura Penale, il caso presentato è sotto la giurisdizione della Procura», ha detto Feng Yanqiang a Epoch Times. «La Procura dell’Heilongjiang avrebbe dovuto attenersi a eseguire il suo dovere ed esaminare il caso. Tuttavia, ha ignorato il suo dovere e ha passato la documentazione all’Ufficio 610». E non è tutto perché gli avvocati sono stati anche informati del fatto che la struttura del Qinglongshan, che era stata chiusa ad aprile 2015 a seguito delle proteste, è rientrata in funzione a ottobre.

Fonte,Epoch Times,http://epochtimes.it/n2/news/lassurdo-trattamento-che-ha-ricevuto-un-gruppo-di-avvocati-in-cina-2894.html

Articolo in inglese: ‘Chinese Lawyers Get the Kafka Treatment in Falun Gong Case

 

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