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Laogai: Mozione in Parlamento

La X Commissione, premesso che: Nonostante i numerosi interventi da parte di Governi e Parlamenti, sia in ambito comunitario che internazionale, le problematiche relative al rispetto dei diritti umani, della tutela del lavoro, della sicurezza e della concorrenza sono ancora irrisolte in diversi Paesi del mondo; ancora oggi, esistono nella Repubblica popolare cinese dei veri e propri campi di concentramento, voluti nel 1950 da Mao Zetong per la «riabilitazione dei criminali» e conosciuti come laogai, in cui gli individui privati della libertà e degli altri diritti fondamentali sono obbligati ai lavori forzati, a vantaggio economico del regime comunista cinese;

in Cina, secondo la Laogai research foundation, esistono almeno 1.045 campi di rieducazione, ovviamente calcoli precisi non sono possibili per il riserbo cinese sul tema, in cui sono detenuti fra i 4 e i 6 milioni di individui, tra cui i dissidenti politici, i sostenitori del sistema democratico, i religiosi e i leader di minoranze etniche, che lavorano fino a 18 ore al giorno, subendo maltrattamenti e torture;

uno degli scopi principali dei laogai è quello di fornire un’enorme massa di forza lavoro che alimenti le produzioni cinesi a bassissimo costo; l’importanza economica dei laogai per il regime cinese è fondamentale per la conquista dei mercati. Mentre, inizialmente, la produzione nei laogai riguardava prodotti destinati al mercato interno, oggi la stessa si rivolge prevalentemente all’esportazione, invadendo i mercati internazionali con prodotti che sono frutto di forme di lavoro illegale e lesivo dei diritti dell’uomo;

ogni laogai si presenta come una vera e propria unità produttiva, tanto che ciascun campo ha solitamente due nomi uno come prigione e uno come impresa commerciale. Il rapporto della Laogai research foundation, pubblicato nel mese di giugno 2008, indica che sono almeno 314 i laogai presentati come normali aziende commerciali;

l’Italia è il Paese più danneggiato, all’interno dell’UE dall’invasione dei prodotti cinesi che minacciano lo sviluppo e alla competitività delle imprese nazionali;

anche se molti Paesi, compresi gli Stati Uniti e l’Unione europea, vietano l’importazione di merci prodotte nei laogai è impossibile stabilire la provenienza di tali beni senza la collaborazione del Governo cinese a quel che pare ai firmatari del presente atto, il partito comunista cinese rappresenta infatti il miglior partner commerciale per qualsiasi impresa, nazionale o multinazionale, locale o straniera che abbia l’ambizione di perseguire il massimo profitto senza alcun rispetto per la tutela dei diritti umani;

per sostenere tale sistema produttivo, secondo fonti accreditate, nel 2003, il Governo cinese ha elaborato diverse leggi per aumentare le contribuzioni finanziarie e gli investimenti nei laogai, riconoscendo quindi al lavoro forzato dei campi di concentramento il punto di forza dell’imponente sviluppo economico della Repubblica popolare cinese;

l’integrazione dei mercati è tale che ad oggi risulta impossibile impedire l’arrivo nel nostro Paese di merci prodotte nei campi di lavoro forzato. A tal fine è necessario responsabilizzare le imprese che intrattengono rapporti commerciali con la Repubblica popolare cinese sulle problematiche legate allo sfruttamento umano e alle pratiche dei campi laogai,
impegna il Governo:

a sollecitare, presso l’Unione europea, l’adozione di più stringenti disposizioni per la tutela dei mercati comunitari, valutando anche l’opportunità di ricorrere ad iniziative per limitare l’ingresso nell’Unione europea di merci provenienti dalla Cina che siano il frutto del lavoro forzato e dello sfruttamento umano;

ad adoperarsi, nelle opportune sedi, affinché vengano adottate politiche comunitarie compatibili con l’introduzione di sistemi di certificazione obbligatoria per le imprese che importano nell’Unione europea dalla Cina con l’adozione di criteri selettivi sulla qualità dei prodotti, permettendo anche l’identificazione dei luoghi di produzione dei prodotti stessi.

(7-00174)
«Allasia, Grimoldi, Goisis, Nicola Molteni, Volpi».

Atto Camera Risoluzione in Commissione 7-00174
presentata da
STEFANO ALLASIA
mercoledì 10 giugno 2009, seduta n.185