L’ampia richiesta cinese sostiene i prezzi del rame

La scorsa settima al London Metal Exchange era trascorsa nell’attesa del discorso del presidente della Fed Bernanke, nella speranza che nella presentazione delle prospettive economiche degli Usa venisse accennato a un nuovo programma del cosiddetto “quantitative easing”, che con l’immissione di nuova liquidità avrebbe favorito il consumo di metalli.Le quotazioni Lme si erano intanto rafforzate dai minimi della prima parte del mese anche sulla scia del generale miglioramento delle borse azionarie mondiali e sul rialzo del prezzo del petrolio. In realtà venerdì Bernanke non ha poi annunciato nulla di concreto, ma l’interpretazione del mercato è stata che fossero state lasciate aperte le prospettive di un possibile QE3. Nel frattempo le quotazioni del rame sono state sostenute dalla crescente consapevolezza sulla presenza dei cinesi come compratori opportunistici, pronti ad acquistare a ogni discesa del prezzo sotto gli 8800 $ (base tre mesi), come dimostrato dall’andamento dello Shanghai Futures Exchange (Shfe), che negli ultimi tempi è risultato quotare (dopo aver aggiunto l’Iva all’importazione) sopra Londra quando il prezzo di quest’ultima scendeva all’incirca sotto quel livello. Non risulta che i cinesi abbiano iniziato la tanto attesa fase di ristoccaggio, ma pur mantenendo la loro politica di non rincorrere i prezzi all’insù, resta il fatto che in Cina l’obiettivo di acquisto di utilizzatori e commercianti si è nei mesi via via portato da livelli d’intervento immaginari prima a 8000 $, poi a 8500 $ e ora a 8800 $. E probabilmente questo è il principale sostegno dei prezzi in un periodo in cui le prospettive mondiali di crescita economica vengono spesso ritoccate al ribasso. Gli occhi degli analisti sono sempre più puntati sulla Cina, che consuma il 40 % del rame globale, piuttosto che sul resto del mondo, da cui mancano segnali fondamentali per la fase di rallentamento estivo nell’emisfero nord. Un segnale diretto del permanere di una buona domanda cinese viene dai “premi”, ossia dai sovrappiù sulla quotazione Lme da pagare per l’acquisto di catodi, che la settimana scorsa, sono saliti a Shanghai a 110 $ – 130 $ per tonnellata dai 70 $ – 100 $ di un mese fa, sulla spinta di forti acquisti stimati a 50 mila tonnellate. Ciò ha ulteriormente ridotto le giacenze dei magazzini sotto dogana, la cui totale disponibilità, valutata mesi fa intorno alle 600 mila tonnellate, secondo la Glencore si sarebbe ora ridotta della metà confermando la sostenutezza della domanda locale. Non mancano previsioni di recessione, come quelle della Standard Bank che la ritiene possibile sia negli Usa che soprattutto in Europa nei prossimi sei mesi. Nel caso si verificasse ritengono tuttavia che l’impatto sui prezzi potrebbe essere relativamente moderato per l’abbondante liquidità nel sistema che dovrebbe prevenire cadute troppo violente. Ed è probabilmente anche questa percezione che dà la sua parte di sostegno ai prezzi. La salita degli ultimi giorni ha intanto corretto al rialzo le prospettive tecniche sul breve termine, per cui dalle interpretazioni dei grafici nascono consigli di alzare verso 9250 $ (base tre mesi) la soglia a cui esporsi in vendita.

Fonte: Il Sole 24 Ore, 31 agosto 2011

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