L’accordo sino-vaticano due anni dopo. Uguale repressione per Chiesa sotterranea e ufficiale

Dopo l’Accordo sino-vaticano, firmato due anni fa, la situazione della Chiesa sotterranea è “sempre più critica”: chiuse le chiese, bloccate le messe in case private, cancellati i corsi di catechismo. Ma anche per la Chiesa ufficiale, quella riconosciuta dal governo, vi sono limitazioni e controlli capillari: croci rimosse, pubblicazioni censurate, catechismo bloccato.

È quanto emerge dalle due testimonianze che presentiamo oggi, da parte di un laico, Paolo, nella Cina del sud, e padre Giovanni, del nord. Le testimonianze di oggi (terza parte di una serie di inchieste: qui la secondaqui la prima), hanno un carattere speciale: mostrano preoccupazione per entrambi i rami della Chiesa, ufficiale e non ufficiale, rispondendo quindi al messaggio di papa Francesco su uno slancio verso la riconciliazione delle comunità cristiane. Il sacerdote mostra anche che la repressione non riguarda solo i cristiani, ma tutte le comunità di tutte le religioni in Cina, a conferma che la libertà religiosa è un bene per tutta la società e non è possibile farne un tema “confessionale”, preoccupandosi solo del proprio gruppo. Le testimonianze mostrano anche come la politica di repressione del governo cinese presenta differenze in alcune zone. Paolo, ad esempio, dice che nella sua diocesi non vi è proibizione per i giovani minori di 18 anni nell’andare a messa; p. Giovanni, afferma che nelle cerimonie di insediamento dei vescovi non si parla più di “Chiesa indipendente”. Ma è anche vero che in moltissime diocesi il riconoscimento di vescovo e sacerdoti avviene solo con l’adesione alla “Chiesa indipendente”. (B.C.)

Per quanto riguarda, invece, la Chiesa ufficiale a cui partecipo, la situazione non sembra essere molto differente. I vescovi e i sacerdoti di rado discutono in pubblico il rapporto sino-vaticano, perché ritengono che non abbia molto a che fare con i fedeli. La loro opinione verso l’Accordo è piuttosto positiva, anche se, in cuor loro, sanno bene che in un modo o nell’altro, il governo sta colpendo la libertà religiosa, ma non possono dirlo esplicitamente. Da noi i minori sotto i 18 anni possono entrare in chiesa, non è neanche obbligatorio esporre i cartelli che segnalano “l’amore per il Paese e il Partito”.

Paolo, Cina del sud

L’Accordo ha i suoi lati positivi, ma non può certo risolvere tutti i problemi che stiamo affrontando. La certificazione del personale religioso riconosciuto dalle autorità amministrative, per quanto riguarda i sacerdoti è simile alla tessera del “Celebret”. Essa è esaminata dall’Ufficio degli Affari Religiosi, sopra di essa sono presenti il timbro del Comitato degli affari etnici e religiosi provinciale e quello della diocesi. Ciò non ha nulla a che fare con l’Associazione Patriottica.

Tuttavia, le restrizioni delle politiche religiose sono oggettivamente presenti.

Le restrizioni non riguardano soltanto la Chiesa Cattolica, ma tutte le religioni. Ad esempio, ci sono 40 moschee nella nostra diocesi, alle quali sono state rimosse la mezzaluna e la cupola. Tutte le croci delle chiese protestanti di una contea sono state rimosse, mentre solo la croce di una chiesa cattolica appena costruita è stata rimossa. Secondo le autorità amministrative, non si tratta di rimozione, bensì di un cambio di collocazione, per collocare le croci sulla parete frontale della chiesa.

La Chiesa sotterranea in molti posti si è ufficializzata: basta una semplice registrazione presso le autorità amministrative, ammettendo di essere una personalità religiosa.

Restringere [la libertà religiosa] è una tendenza generale: anche i corsi di catechesi della nostra diocesi sono sospesi. Tutti i libri devono portare il numero seriale, altrimenti non possono essere pubblicati e non è permessa la vendita nel negozio parrocchiale degli oggetti sacri.

La cosiddetta “trasformazione della Chiesa sotterranea” è sempre stata la politica delle autorità amministrative, non ha nulla a che fare con la firma dell’Accordo. In linea generale, tutti ne sentono la pressione, non soltanto la Chiesa sotterranea.

Secondo me, i lati positivi dell’Accordo sono i seguenti: anzitutto, con la firma dell’Accordo, il ministero di alcuni vescovi non ufficiali è stato riconosciuto. A quasi due anni dall’Accordo, nessuna delle due parti vuole che ci siano i vescovi illegali, quindi entrambe le parti stanno attivamente affrontando questo problema. Il secondo aspetto: alla consacrazione del vescovo e nella dichiarazione di insediamento, è stata cancellata la terminologia della “Chiesa cinese indipendente”.

Padre Giovanni, Cina del nord

Fonte:Asianews,24/07/2020

Versione inglese:

Two years after China-Vatican agreement. Repression the great equalizer for underground and official Church

Vedi anche
L’accordo sino-vaticano due anni dopo. Repressione contro i minori e le chiese (II)
21/07/2020

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