La violenza delle autorità cinesi contro chi non si adegua alla volontà statale

Pechino, Cina – Sono di ogni giorno le violenze che le autorità cinesi compiono contro quanti si oppongono alle direttive fornite dal governo comunista o rivendicano piena libertà religiosa. Così, l’11 febbraio scorso la polizia ha arrestato oltre 60 evangelici leader di chiese domestiche, riuniti per un seminario nel distretto Wolong a Nanyang (Henan). A Pechino è ordinata la chiusura di uno studio legale che difende gli attivisti per i diritti umani. Non si placa la repressione contro chiunque non si adegua alle indicazioni ufficiali del Partito, seppure soltanto per riunirsi e pregare o per chiedere la giusta applicazione della legge cinese.

La China Aid Association riporta che gli evangelici sono venuti anche da lontano per ascoltare due pastori sudcoreani. La polizia ha portato via i fedeli, li ha identificati, multati e rilasciati, ma due leader sono stati trattenuti per due giorni e altri 4 risultano ancora detenuti. I due pastori sudcoreani sono stati espulsi il 14 febbraio per “avere partecipato ad attività religiose illegali”, con divieto di tornare in Cina per 5 anni.

Nel Paese i cristiani debbono partecipare alle organizzazioni ufficiali, che sono strumenti del Partito comunista. E’ proibito riunirsi senza autorizzazione, anche solo per pregare.

A Pechino, intanto, il 17 febbraio l’Ufficio di giustizia del distretto Haidian ha ordinato la chiusura per 6 mesi “per riorganizzazione” del noto Studio legale Yitong.

Il gruppo China Human Rights Defenders (Chrd) commenta che avvocati dello studio nell’agosto 2008 hanno chiesto l’elezione diretta dei leader dell’Ordine degli avvocati di Pechino, che oggi sono nominati dai vertici del Pc. Inoltre i suoi legali difendono noti attivisti prodiritti, come Hu Jia e Chen Guangcheng.

Nello studio lavora Li Subin, cui le autorità locali hanno sospeso la licenza legale dopo che ha chiesto di citare in giudizio l’Ufficio di giustizia dell’Henan per abusi nella raccolta di tasse di registro dagli avvocati. Li è venuto a Pechino e lavora come “aiuto legale”, che non ha bisogno della licenza.

Continuano anche le minacce e le intimidazioni delle autorità contro chiunque parli del documento Carta 08, pubblicato a dicembre per chiedere maggiore rispetto dei diritti umani e più democrazia. Chrd riporta che gli risultano interrogati dalla polizia almeno 143 persone, ad oggi, anche se ritiene il numero maggiore. Il 4 febbraio l’enciclopedia online “Weiku” è stata oscurata per avere ospitato articoli con informazioni su Carta 08. Il sito ha potuto riaprire dopo la rimozione di questi pezzi.

Per avere firmato il documento è detenuto dall’8 dicembre Liu Xiaobo e alla famiglia ancora non è stato comunicato il reato di cui è accusato: in questo periodo ha potuto vedere la moglie una sola volta.

Pure sistematiche appaiono le violenze contro gli autori di petizioni. Il 6 febbraio a Pechino Cao Shunli, Zhang Ming e altri attivisti hanno cercato di presentare una petizione sui diritti umani all’Ufficio informazioni del Consiglio di Stato. L’ufficio non l’ha voluta ricevere, ma subito la polizia ha preso Cao e Zhang e li ha trattenuti fino a sera.

fonte: AsiaNews, 20 febbraio 2009

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