LA VERITÀ, ENNESIMA TIENANMEN DELLA CINA? Intervista esclusiva a MICHAEL YON

di Maria Grazia Labellarte, 11/10/2016
La Cina diventa sempre più una nazione leader negli investimenti finanziari in tutto il mondo, a partire da quelli in Africa, Europa, Sud America ma anche Stati Uniti. Abbiamo cercato di condividere le opinioni sulla nuova politica mediatica cinese ed i suoi futuri assetti geopolitici con un cittadino americano.

Lo abbiamo fatto con Michael Yon, membro delle forze speciali americane nei primi anni ’80 e, da metà degli anni ’90, scrittore. Impegnato sui temi militari e geopolitici, diverse colonne editoriali americane (National Review Online e The New York Post) e asiatiche lo hanno menzionato.

Nel 2005 ha vinto il “Weblog Award” come best media webloggiornalistico. Nel 2007 e 2008 ha vinto il Weblog Award a seguito di un sondaggio per ‘Miglior Blog militare’. Siti web della CNN, ABC, e CBS hanno fatto riferimento alle sue analisi. È apparso in TV a CBSEarly Show e Good Morning America.

Mr Yon, pensa davvero che gli americani siano bombardati da una politica mediatica costruita con attenzione e caratterizzata da messaggi atti a dare un’immagine favorevole delle politiche cinesi nel passato, celandone volutamente i crimini commessi?

A mio parere la propaganda attuale di Pechino, finanziata e orchestrata dal presidente Xi Jinping, è atta a presentare il Paese nelle politiche del passato in maniera più ad esso favorevole, sarebbe in qualche maniera priva di attenzione per gli errori commessi o intenzionalmente sostenuta per puri motivi finanziari. Non è necessaria una lunga memoria per ricordare come Pechino nutra il bisogno di distogliere l’attenzione dai massicci disordini civili interni e dal dissenso politico popolare dopo Piazza Tienanmen nel lontano 1989. Allora si concentrò prima sul nemico straniero, rinnovando la campagna anti-statunitense, in seguito, spostando rapidamente l’attenzione su un bersaglio esterno più facile, quello giapponese e inventandosi anche un nemico interno (gli “ebrei” della Cina: il Falun Gong / Falun DARFA).

I crimini sono così numerosi e iniziano già dagli albori del PCC stesso: i crimini di massa contro l’umanità in Yunan, ad esempio. Durante lo stato insurrezionale e brutale di Mao, negli anni 1930 e 1940, lo sterminio politico dei nemici, il genocidio etnico delle minoranze non Han in Tibet, Xinjiang, Manciuria, e altrove, fino ai giorni nostri.

Xi ha continuato ad attaccare i nemici politici interni, continuando con la politica militarista di espansione oltre confini. Di certo nel passato i più eclatanti crimini sono stati quelli perpetrati contro le fasce più deboli della popolazione cinese. Milioni sono morti durante carestie causate direttamente dalle disastrose politiche economiche di Mao, ma quei numeri impallidiscono al confronto con il numero di aborti forzati e sterilizzazioni effettuate dalla Stato di polizia cinese al servizio della “politica del figlio unico.” Secondo le statistiche del governo, non più di 330 sono stati i milioni di aborti in Cina dal 1971. Alcuni ricercatori stimano che la maggior parte di questi sono stati “involontari” (cioè, ordinati dallo Stato). Ci sono stati circa 200 milioni di sterilizzazioni chirurgiche nello stesso periodo di tempo, e più di 400 milioni di IUD (intrauterine devices,ndr) inseriti. Anche in questo caso, è probabile che la maggior parte dei casi, se non tutti quasi, sono stati realizzati contro la volontà della donna.

Non c’è da stupirsi, allora, che il tasso di suicidi femminili in Cina sia stato, di gran lunga, il più alto del mondo. Si aggiungono a questi crimini tutti gli arresti, favoriti anche attualmente dal governo, dei politici dissidenti su accuse inventate, al fine di prelevarne gli organi ed essere venduti contro denaro liquido.

Mi fornirebbe esempi mediatici pratici di come il Paese piloterebbe questa politica atta a metterlo in “buona luce”?

Gli esempi riempirebbero volumi: da Man in the High Castle prodotto da Amazon, Iron Man III, Red Dawn (dove il nemico è stato digitalmente alterato per sostituire i cinesi come esercito invasore in cambio dell’invasione del Nord America dei nordcoreani), e per finire serie di film e libri che favorirebbero il ruolo del PCC (Partito Comunista Cinese) durante la seconda guerra mondiale.

Nel XXI secolo, con la continua acquisizione di produzione americana e della distribuzione (l’offerta per 1 miliardo di dollari per la Dick Clark Productions sarebbe l’ultima) assisteremo a cambiamenti a favore di questa politica mediatica. Fortunatamente il governo degli Stati Uniti sta finalmente cominciando a prenderne atto. Prova ne è il fatto che il Congresso degli Stati Uniti ha introdotto il Countering Information Warfare Act del 2016, realizzato dal senatore Rob Portman dell’Ohio, per identificare e combattere gli strumenti di disinformazione e propaganda cinese progettati per “minare la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e alleati chiave e partners”. “Alleati chiave” che includerebbero la Corea del Sud e il Giappone.

Un altro esempio chiave è la presenza degli Istituti Confucio che sono essenzialmente “imbuti” del potere di Pechino per il suo fluire nell’American Academy e il sistema educativo nel suo complesso. Questi istituti sono commercializzati per la diffusione e apprendimento della lingua e studi sull’Asia Orientale anche nei dipartimenti nelle università americane, ma potrebbero agire anche come strumenti delle agenzie di spionaggio di intelligence di Pechino per il monitoraggio o per esercitare pressioni sulle opinioni diplomatiche, economiche, politiche o per controllare in generale il libero pensiero sulla Cina.

Le informazioni concernenti le tematiche sulla guerra e sui crimini, di cui sopra, le ho analizzate in 11 Paesi. Tra queste vi è anche il tema delle “schiave del sesso”. Secondo le accuse storiche il Giappone ridusse in schiavitù da 200.000 a 400.000 donne. I Paesi visitati per la mia ricerca comprendono: Cina, Taiwan, Thailandia, Sud Corea, Giappone, Filippine, Myanmar, Australia, Indonesia, Malesia e infine gli Stati Uniti. Ne è emerso dallo studio che ciò non accadde mai. Mi riferisco al rapimento in larga scala. Ci sono stati casi sporadici sì, in particolar modo in Indonesia, ma di un SISTEMA su larga scala gestito dai Giapponesi non si rileva nulla.

Di certo i giapponesi non furono angeli a quell’ epoca, ci sono stati crimini di guerra soprattutto a danno dei prigionieri, taluni orribili. Definire gli stessi però alla stessa stregua dei nazisti diventa eccessivo, soprattutto quando gli stessi giapponesi salvarono anche taluni ebrei dai nazisti durante la seconda Guerra Mondiale. Questo è un fatto riconosciuto ed onorato anche da Israele.

Oggi il Giappone è uno dei Paesi più civilizzati e, sicuramente, ciò ha richiesto un lunghissimo lavoro nei decenni. Non è il mero risultato di un’occupazione americana. Anzi, il Giappone preferirebbe essere lasciato in pace da una Cina e Corea ad esso ostili, probabilmente per la continua attenzione che il Paese riesce ad avere nel mondo industrializzato.

Ultimamente, tuttavia, il principale interesse cinese restano gli Stati Uniti. Interesse su cui mi sto focalizzando.

Secondo Lei il governo cinese sta cercando di influenzare il feedback del pubblico americano per isolare il Giappone, Paese con cui le relazioni per secoli hanno avuto la tendenza a guerre, minacce e depredazioni?

La domanda stessa mette in evidenza l’efficacia della propaganda cinese. Il Giappone non è mai stato “in guerra con l’attuale governo cinese”. Come già detto precedentemente il governo cinese ha supportato fortemente Mao diverse volte nell’ appoggiare il Giappone nella lotta contro il governo di Taiwan ad esempio. Come sottolineato da Phillip K. Jowett, fino a sei milioni di cinesi diverse volte hanno servito o sono stati alleati al Giappone durante gli anni 30 e 40 . La sola volta che il Giappone ha combattuto contro la Cina è stata quando i Mongoli hanno invaso il Giappone, per ben due volte, durante gli anni ’90 del 1800 e negli anni ’30 del 1900. Piuttosto, la maggior parte delle depredazioni subite sono quelle ricevute da chi ha governato la Cina come i Mongoli, Manchu, Han, etc. Contrariamente e storicamente i giapponesi hanno mostrato una certa soggezione alla civiltà cinese e non hanno cercato per secoli guerre, minacce e depredazioni. Il Giappone, una nazione insulare non era certo in grado di minacciare o fare la guerra a una delle più potenti forze militari degli ultimi due millenni. E ‘stato solo alla fine del XIX secolo, quando la Cina diventò politicamente e militarmente debole che il Giappone ha potuto divenire una nazione industrializzata e sfidare l’egemonia di vecchia data della Cina, in tutta l’Asia orientale.
Come ha delineato lo storico YayamaTarō, in un recente saggio storico, il Giappone ha una lunga tradizione di riverenza nei confronti della Cina. L’idea Cinese che il Giappone è stata la nazione predatrice dell’Asia per “secoli” è un grave errore.

Lei ha trascorso più di un decennio in più di venti paesi asiatici, qual è il suo feedback come scrittore a proposito dei futuri assetti geopolitici in un’ area così cruciale? Secondo lei la Cina parteciperebbe a una nuova ipotetica guerra fredda tra Stati Uniti e Russia, in quanto alleato russo?

Abbiamo una guerra fredda con la Cina dal 1950, ma spesso si ignora e si dimentica questo. Siamo ancora in guerra con la Corea del Nord e il suo alleato, la Cina, che ha combattuto apertamente contro le forze delle Nazioni Unite durante la guerra di Corea ed è stata fondamentale nel mantenimento della divisione della penisola e nella permanenza di uno stato di conflitto perenne al 38° parallelo. Sono stati attivamente impegnati in una guerra asimmetrica, contro gli Stati Uniti a partire dai primi anni 1990 e, recentemente, la stessa Cina ha molto schiettamente rilasciato dichiarazioni audaci circa l’intenzione di una sua vittoria globale sugli Stati Uniti.

La nuova ipotetica “guerra fredda” è molto più che reale.

Difesa On Line, 11/10/2016

English article, Difesa On Line:

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